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L’Oceano Atlantico potrebbe col tempo scomparire, scopriamo il perché

Parliamo di una interessantissima ricerca compiuta dall’Università di Lisbona

Acque oceaniche
Acque oceaniche-Emiliano Arano-pexels.com

Secondo un nuovo studio condotto dall’Università di Lisbona ha sollevato una prospettiva sorprendente: l’Oceano Atlantico potrebbe un giorno scomparire a causa di un’area di subduzione in espansione nota come “Anello di Fuoco”.

Secondo la ricerca, questa zona di subduzione, attualmente situata sotto lo Stretto di Gibilterra tra la Spagna e il Marocco, potrebbe estendersi verso ovest nell’Atlantico. Questo potrebbe portare alla graduale chiusura del bacino oceanico atlantico nel corso del tempo.

Per coloro che si stanno chiedendo cosa sia una subduzione, si tratta di un processo geologico in cui il bordo di una placca litosferica viene spinto sotto il bordo di un’altra placca. In questo processo, la placca più densa delle due finisce per sprofondare al di sotto dell’altra. Procediamo di seguito analizzando lo studio condotto dalla suddetta università.

Cosa sta accadendo tra le due placche?

Le zone di subduzione, dove una placca tettonica viene spinta sotto un’altra, sono noti per essere luoghi di intensa attività sismica. Uno studio condotto dalla Facoltà di Scienze dell’Università di Lisbona mette in luce che la formazione di nuove zone di subduzione potrebbe segnare la scomparsa di interi oceani, un processo che potrebbe già essere in atto con l’Oceano Atlantico.

Secondo gli studiosi ci sono buone ragioni per ritenere che l’Atlantico stia cominciando a chiudersi. Le zone di subduzione sono responsabili della chiusura degli oceani, riportando il fondale oceanico nel mantello e riunendo i continenti.

Lo Stretto di Gibilterra, largo appena 10 miglia, segna il punto di contatto tra la placca eurasiatica e quella africana. In questa zona di subduzione, la placca africana si sta spingendo sotto la placca eurasiatica, causando un aumento dell’attività sismica e dei rischi di terremoti.

Al momento, l’attività nella zona di subduzione è considerata “dormiente”, con il movimento delle placche nella parte più profonda del mantello terrestre che avviene a un ritmo molto lento. Ciò detto, gli esperti ipotizzano che le zone di subduzione abbiano la capacità di espandersi, un fenomeno che definiscono “invasione di subduzione”.

Esempio del bellissimo mare di un oceano
Esempio del bellissimo mare di un oceano-Kellie Churchman-pexels.com

Perché l’Oceano Atlantico potrebbe dunque scomparire col tempo?

Anche se la zona di subduzione di Gibilterra si estende attualmente per circa 125 miglia di lunghezza e raggiunge profondità superiori a 350 miglia, è considerata una delle più piccole a livello globale. Gli esperti suggeriscono che potrebbe estendersi fino a circa 500 miglia nei prossimi 20 milioni di anni.

Attraverso simulazioni al computer che ripercorrono lo sviluppo della zona di subduzione dall’epoca dell’Oligocene (da 34 a 23 milioni di anni fa) fino al futuro, i ricercatori prevedono la sua migrazione verso ovest attraverso lo stretto Stretto di Gibilterra nei prossimi 20 milioni di anni.

Questi modelli indicano l’insorgere di un nuovo sistema di subduzione nell’Atlantico, simile all’Anello di Fuoco dell’Oceano Pacifico, che gradualmente ridurrebbe il fondale oceanico e avvicinerebbe i continenti, potenzialmente portando alla scomparsa dell’Atlantico.

Profondità marine di un oceano
Profondità marine di un oceano-Berend de Kort-pexels.com

L’innovazione tecnologica dietro la scoperta

Questa ricerca rappresenta il primo tentativo di visualizzare direttamente tale invasione. Utilizzando un sofisticato modello 3-D basato sulla gravità, si prevede l’espansione di una zona di subduzione sotto lo Stretto di Gibilterra nell’Atlantico, ponendo le basi per un sistema di subduzione atlantico.

Gli esperti hanno sottolineato i progressi tecnologici che hanno reso possibile questa scoperta, l’invasione della subduzione è stata analizzata tramite un processo tridimensionale che richiede strumenti di modellazione avanzati e supercomputer che non erano disponibili qualche anno fa. Ora siamo in grado di simulare la formazione dell’Arco di Gibilterra con grande dettaglio e di prevedere come potrebbe evolversi nel futuro più remoto. Questo è solo un esempio di come la tecnologia moderna possa aiutarci nel compiere scoperte innovative.

Scritto da Pasquale Arrichiello

A 24 anni ho conseguito una laurea magistrale in Scienze Storiche alla Federico II di Napoli. Oltre alla storia ed alla filosofia, due delle mie principali passioni, ho da sempre coltivato un profondo amore per la scrittura, ed è proprio questo legame ad avermi condotto nel mondo dei copywriter.