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Polizia ferma e identifica 3 giornalisti alla protesta di Ultima Generazione

Critiche al comportamento della polizia nei confronti di tre giornalisti.

reporter-Mido Makasardi-Pexels.com
reporter-Mido Makasardi-Pexels.com

Negli ultimi anni si sta parlando sempre di più censura e attacco alla libertà di stampa. In più occasioni, anche grandi testate molto popolari, sono state colte in flagrante mentre riportavano notizie non accurate o totalmente fabbricate. In generale, le persone iniziano a provare un forte senso di sfiducia nei confronti dei media principali da cui dovrebbero tratte notizie. Perfino la Rai, recentemente, ha iniziato delle proteste per combattere l’idea del trasformare quella catena di canali in una “Tele-Meloni”. Solo qualche giorno fa, infatti, la Rai ha mandato in diretta un discorso di Giorgia Meloni per circa 46 minuti interrotti.

Insomma, la stampa italiana, come anche quella internazionale, sta affrontando una crisi profondissima, cosa abbastanza allarmante se si pensa che i paesi in cui le repressioni e le censure stanno avvenendo sono tutti teoricamente democratici e liberali.

Giusto giovedì 13 maggio, a Roma, tre giornalisti sono stati arrestati mentre svolgevano il loro lavoro di riportare cosa succedesse alla protesta da parte degli attivisti di Ultima Generazione, che hanno occupato il viale del Muro Torto, un punto di sbocco di diverse strade la cui occupazione ha avuto un impatto sul traffico. Due attiviste si sono anche incollate alla strada per allungare la durata della protesta.

Indipendente dalle richieste di Ultima Generazione, che coinvolgono l’ eliminazione dei sussidi dannosi, la tassazione dei profitti extra delle compagnie fossili, il taglio dei premi e bonus ai manager e diminuire con le spese militari sempre più alte, i tre reporter Angela Nittoli, videomaker per “Il Fatto Quotidiano”, Roberto Di Matto, videomaker freelance e Massimo Barsoum, fotografo freelance per “Il Corriere della Sera”, sono stati bloccati, identificati e portati in caserma.

La dinamica raccontata da Angela Nittoli spiega come i tre giornalisti siano stati identificati immediatamente come giornalisti, ma la polizia li ha trattenuti lo stesso per mezz’ora in attesa di verifiche, a detta degli agenti. Nonostante questo, i tre giornalisti sono stati comunque portati in volante presso il commissariato di Castro Pretorio, dove sono stati tenuti per due ore in uno stato di sorveglianza in una cella.

protesta-@italiachecambia
protesta-@italiachecambia

Inutile dire che questo procedimento ha scaturito tantissime polemiche, da quando compiere il proprio lavoro di informazione è visto come una minaccia da evitare? Perché la censura preventiva? A parte essere una chiara violazione dell’articolo 21 della Costitutizione e delle leggi sulla stampa in generale, questo episodio lascia molto da riflettere.

Tra i primi a reagire con sdegno e disapprovazione sono stati membri del sindacato confederale per i lavoratori della comunicazione che hanno dichiarato come sia inammissibile un fermo poliziesco nei confronti di chi ha il dovere di informare e documentare i fatti del paese. Il sindacato rivendica anche il diritto alla stampa libera in un paese democratico e liberale.

A detta della polizia, i giornalisti non si sono dichiarati tali, nonostante tra l’allontanamento, il fermo e la detenzione sono passate più di tre ore nelle quali, si presuppone, i giornalisti avrebbero avuto tutto il tempo di comunicare la loro professione e spiegare la loro presenza sul posto.

Scritto da Pasquale Arrichiello

A 24 anni ho conseguito una laurea magistrale in Scienze Storiche alla Federico II di Napoli. Oltre alla storia ed alla filosofia, due delle mie principali passioni, ho da sempre coltivato un profondo amore per la scrittura, ed è proprio questo legame ad avermi condotto nel mondo dei copywriter.