Ansia: quando diventa patologica?

Tutti nel corso della propria vita, ‘’hanno avuto a che fare’’ o hanno sperimentato almeno una volta, un forte stato di ansia.

Tuttavia, per comprendere davvero questa particolare e ‘complessa’ condizione, occorre fare una distinzione sostanziale tra ansia e disturbo d’ansia.

L’ansia infatti, di per sé non è per nulla un fattore negativo, anzi, possiamo dire senza alcun dubbio che è un’emozione di base, fondamentale per la stessa sopravvivenza dell’uomo.

L’ansia dunque, non è da considerare generalmente (o esclusivamente) come un disturbo o un limite invalidante, ma come un’importante risorsa: essa consiste in una condizione fisiologica che mantiene l’organismo in uno stato di allerta quando una situazione viene percepita come soggettivamente  pericolosa, migliorando le prestazioni  dell’individuo.

Quando l’ansia si trasforma in vero e proprio disturbo?

Quando la risposta del sistema d’ansia diventa eccessiva rispetto alla situazione che l’ha attivata, e quindi ingiustificata, ci troviamo di fronte ad un DISTURBO D’ANSIA effettivo.

Questo disturbo, può compromettere in modo significativo quanto notevole il naturale corso della vita di un individuo rendendo complicato il quotidiano svolgimento della stessa, o addirittura, nei casi più gravi, portando la persona che ne è affetta ad essere incapace di affrontare le situazioni più comuni o anche di risolvere i problemi più semplici.

Il disturbo d’ansia, non solo è uno dei più frequenti e coinvolge una grossa fetta della popolazione, ma spesso non risponde bene ai trattamenti farmacologici; dunque, è assolutamente necessario intervenire in modo mirato ed efficace con il giusto supporto psicoterapeutico (un validissimo esempio è costituito dagli interventi psicoterapeutici brevi ad orientamento cognitivo – comportamentale).

I disturbi  d’ansia possono presentarsi per così dire, in diverse forme. Vediamo insieme e da vicino quelle più conosciute o ‘famose’ :

Disturbo d’ansia generalizzato

E’ senza dubbio una delle forme più diffuse; si caratterizza per la presenza continua di ansia e preoccupazione associate alla manifestazione di sintomi fisici (tensione muscolare,cefalea, senso di affaticamento ecc.) ogni qualvolta l’individuo si trova ad affrontare situazioni per lui quotidiane e abituali (es. attività lavorativa, studio e così via). Tutte le preoccupazioni riguardanti tali attività, sono irragionevoli e spropositate rispetto alla situazione di vita reale del soggetto.  Le piccole cose di tutti i giorni, divengono insormontabili e perenne fonte delle ansie più disparate.

Disturbo di panico

Il Disturbo di panico, si manifesta con il ricorrere di stati d’ansia acuti ad insorgenza improvvisa, senza un apparente motivo e con frequenza piuttosto variabile, meglio conosciuti con la comune definizione di attacchi di panico.

Gli Attacchi di Panico, sono più frequenti di quel che normalmente si potrebbe pensare, specie nei soggetti che svolgono attività lavorative frenetiche o particolarmente stressanti.  Al consistente elenco di sintomi somatici, quali:

  • Tachicardia
  • palpitazioni
  • dispnea
  • tremori
  • sudorazione
  • nausea
  • disturbi addominali
  • brividi
  • vampate di calore
  • parestesie
  • sensazione di instabilità e svenimento

si uniscono importanti  sintomi riguardanti la sfera emotiva, come un’intensa sensazione di angoscia ed oppressione e spesso paura di morire; quest’ultima spiacevole e terribile sensazione si deve anche al fatto che sovente, gli attacchi di panico, a causa della loro sintomatologia (che prevede nella maggior parte dei casi dolori o fastidi al petto) vengono scambiati per infarto. Ovviamente, questi episodi dolorosi  sono limitanti per la vita dell’individuo  in quanto, all’ansia persistente si aggiunge la paura di avere altri attacchi di panico in futuro e il timore degli effetti che questi possono portare a lungo termine. Altra paura frequente per chi soffre di attacchi di panico è quella di impazzire.

Al disturbo di panico, spesso si accompagna l’agorafobia (che può comunque presentarsi anche come manifestazione patologia indipendente). Come lo stesso nome suggerisce, si tratta della paura di un soggetto di trovarsi in luoghi pubblici o ad ogni modo aperti; proprio per questo motivo, l’ agorafobia  è una delle più invalidanti tra le fobie. Chi ne è affetto evita completamente i luoghi affollati e tutto ciò che naturalmente scatena l’ansia fobica (come ad esempio viaggiare in macchina o sui mezzi pubblici).

Nella cura degli attacchi di panico, che siano questi con o senza agorafobia, la forma di psicoterapia che si è dimostrata più efficace e con maggiori risultati in tempi brevi, è quella cognitivo – comportamentale (l’efficacia è molto elevata e, ovviamente a livello mondiale, il numero di individui che hanno superato questo tipo di problematica è enorme).

In questo tipo di psicoterapia, il paziente ha un ruolo attivo nella soluzione del proprio problema e, insieme al terapeuta si concentra sulle modalità più congeniali a spezzare i circoli viziosi messi in atto dal disturbo. L’approccio cognitivo- comportamentale è fortemente raccomandato.

Per quanto concerne l’uso di farmaci, specie se come unico trattamento, è spesso sconsigliabile (anche perché assumendoli si rischia di creare dipendenza). Sostanzialmente, la cura farmacologica si basa su due classi di farmaci: le benzodiazepine e gli antidepressivi (molte volte impiegati in associazione).

Tuttavia, come già specificato, è bene ricorrere ai farmaci effettuando parallelamente una psicoterapia;  Infatti, in caso contrario oltre il rischio di creare una forte dipendenza vi è quello altrettanto grave di mantenere il disturbo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.