Calcoli a mente? Nozionismo? Orgoglio sì, purchè non sia fine a se stesso

La realtà in cui siamo immersi è talmente complessa e sfaccettata che è possibile argomentare a favore o contro qualsiasi argomento (sofisti l’avevano capito già nel V° secolo a.c.). Gli esseri umani hanno sempre a disposizione un modello mentale decisamente più limitato. Questo non è assolutamente un problema, anzi, funzioniamo benissimo così!

Il problema nasce invece nel momento in cui qualcuno vede la propria idea come geniale, incontestabile, assoluta, razionale ed evita di smussarla o rimetterla in discussione. Per fare questo la psiche umana utilizza dei meccanismi che sono stati ampiamente studiati dagli psicologi. Con questa affermazione affacciamo lo sguardo verso un intero mondo sul quale la nostra società mostra una marcata e totale ignoranza, senza voler approfondire tali argomenti in questa sede vi invitiamo a leggere su Wikipedia cosa sia il Bias di conferma, la razionalizzazione e la distorsione cognitiva del tutto o nulla.

Nella speranza di aver destato la vostra curiosità (e perchè no, anche l’umiltà di riconoscere l’immensità dello scibile e la fallibilità umana 🙂 ) chiudiamo la premessa e torniamo sull’argomento principale.

Il metodo di insegnamento in voga nelle nostre scuole e università prevede il dovere di studiare determinati argomenti senza mai porre in discussione il metodo di insegnamento e gli obiettivi stessi.
Tuttavia, il sistema paese italia ha mostrato numerosi punti di inadeguatezza in ambito produttivo. Gli studenti pagano per ottenere formazione e se lo stato non fosse un monopolista, se esistesse la possibilità di rivolgersi ad altri tipi di offerta formativa, le istituzioni scoprirebbero una forte motivazione a mettersi in discussione. Sono già oggi in molti quelli che si lamentano dell’incapacità scolastica di formare tecnici rispondenti alle esigenze del mercato. La disoccupazione è alta. La scuola risulta spesso cavillosa, noiosa, anacronistica e antidiluviana.

Fermo restando che quest’articolo non vuole affatto schierarsi nella disputa professori-alunni, invita piuttosto ad una revisione razionale del processo didattico. A volte sembra che lo stato Italiano, orgoglioso della sua storia e del suo passato, ritenga di poter insegnare tutto ai propri studenti; un inutile perfezionismo che finisce per scontrarsi con la realtà pratica e tralascia nozioni fondamentali come quelle di economia, psicologia, informatica, sociologia e medicina, che sarebbero indispensabili per comprendere non solo i fatti di cronaca, ma anche un disegno di più lungo termine. Continuando ad ammassare concetti purtroppo poco spendibili al di fuori delle aule scolastiche che risultano pesanti e, spesso, non vengono neppure compresi nella loro reale essenza.

Pur senza nulla togliere all’importanza di saper effettuare calcoli a mano, o di conoscere a memoria un teorema, quel che vogliamo ribadire è l’eccessiva ed esclusiva focalizzazione a cui si assiste su determinati argomenti. Ad esempio, gli studenti italiani (e purtroppo molto spesso anche i professori) sono lasciati totalmente a digiuno di qualsivoglia conoscenza riguardo ai tool di calcolo simbolico oggi disponibili che permettono di comprendere la reale utilità della matematica nelle sue applicazioni pratiche.

Mentre la scuola italiana si ostina imperterrita a spendere migliaia di ore nel tentativo di creare manualità negli studenti il mondo esterno avanza.
Già solo guardare i progetti dimostrativi realizzati con Mathematica ci riempie di stupore. Tool come questo non sono solo potenti, capaci di risolvere teoremi, integrali, equazioni, sistemi e derivate simbolici. Riescono ormai a mostrare tutti i passaggi intermedi (risultando di immenso aiuto allo studente ansioso di comprendere davvero tale disciplina). Così pure riescono a mostrarci grafici anche di funzioni complesse aiutandoci nella comprensione piena. Oggi possiamo avere accesso a tutto questo gratuitamente, online e senza neppure doverci registrare. Si veda a tal proposito Wolfram Alpha.

Lo stesso accade in altri ambiti, dove la ricerca della completezza informativa, si traduce in realtà nella totale mancanza di comprensione delle informazioni che vengono così rese sterili e inutili e ridotte a semplici dati. Si pensi alla Maria Antonietta tanto famosa per aver pronunciato la frase:

« Se non hanno più pane, che mangino brioche! ».

Come ci spiega Wikipedia:

la frase è tradizionalmente attribuita a Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, che l’avrebbe pronunciata riferendosi al popolo affamato, durante una rivolta dovuta alla mancanza di pane. In realtà la frase è sicuramente precedente: infatti[…].
Si veda wikipedia per approfondimenti

Ciò che ci interessava chiarire è come la verità assoluta riportata dai testi scolastici è davvero molto relativa. Ma ancora più interessante è notare che studiamo queste vicende anche per capire di più su noi stessi, sull’animale uomo, ma in mezzo a tante nozioni ci sfugge l’essenziale. Maria Antonietta aveva 15 anni quando si sposò. Dotata di “una spiccata intelligenza, mancava però delle conoscenze necessarie a una futura regina, senza contare che era indolente e capricciosa”. Cosa sappiamo davvero di questa adolescente che fu poi giustiziata sulla ghigliottina? Basta fermare qualche centinaio di persone per strada per rendersi conto che la scuola non raggiunge il suo scopo e tentare di addossare la colpa (che sia agli studenti o ai professori) non è costruttivo. La vera domanda è come si può cambiare dato che il modello attuale non funziona? Come si può sfruttare ciò che ci viene offerto dalle nuove tecnologie?

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