Distorsioni cognitive: riconoscerle e semplificarsi la vita

Distorsioni cognitive: cosa sono

Le distorsioni cognitive, note anche come bias, sono giudizi formulati sulla base delle informazioni in possesso (non per forza connesse le une con le altre) che non hanno riscontro nella realtà.
Queste deformazioni avvengono perché il cervello umano, bombardato da milioni di stimoli ogni secondo, si trova subissato di dati che deve processare in fretta.
La spiccata capacità di selezione del cervello è utile nel caso in cui si debbano compiere azioni semplici della vita di tutti i giorni.
Il problema è quando si devono prendere decisioni importanti o si vuole intervenire per modificare un determinato comportamento e la distorsione impedisce di giudicare correttamente la realtà ma porta a catalogarla sulla scorta di ricordi ancestrali e decisioni prese in passato.

Distorsioni cognitive: decisioni e mappe mentali

Come scritto nel paragrafo precedente, i bias si manifestano nel momento in cui bisogna prendere una decisione e sono causati dal riferirsi ad esperienze pregresse, mappe mentali consolidate e all’influenza delle emozioni, in situazioni che poco o nulla hanno a che fare con quella che si sta vivendo al momento presente.
Paul Watslawitz, un grande psicologo costruttivista americano, ha dato un’ottima rappresentazione delle distorsioni che influenzano le scelte umane, nel suo celebre saggio “Istruzioni per rendersi infelici”, nel capitolo la “Chiave perduta”, racconta di un ubriaco che cerca la chiave della sua macchina sotto un lampione.
Un poliziotto si offre di aiutarlo e gli chiede se avesse perso la chiave lì.
L’ubriaco risponde “No, non qui, là dietro; solo che là è troppo buio”.

Distorsioni cognitive: le 8 più famose

1. Il pensiero tutto o niente o pensiero dicotomico

Una distorsione comunissima che porta la persona ad identificarsi con le proprie credenze e opinioni, spesso tenute ben salde dall’infanzia. La realtà viene perennemente giudicata attraverso categorie dicotomiche del tipo: “tutto-niente”, “bianco-nero”, “sempre-mai”, “giusto-sbagliato”.
Per contrastarla bisogna partire dal vocabolario: sostituire “mai” con “talvolta” e servirsi del fenomeno al punto 2 di quest’elenco, per scoprire che il grigio può avere tantissime gradazioni.

2. Il fenomeno Baader-Meinhoff

Avviene quando si crede di sentire continuamente parlare di qualcosa di strano o curioso di cui non si era mai parlato prima ed è causato dal fatto che l’individuo rivolga (inconsciamente e in modo continuo) la propria attenzione verso quel particolare curioso che non aveva mai notato prima, creando coincidenze a cui irrimediabilmente si finisce con il credere.
Prende questo nome perché sembra che un lettore del St. Paul Pioneer Press dopo aver letto un articolo sulla Banda Baader-Meinhoff abbia iniziato a vederne il nome da ogni parte.

3. La lettura del pensiero

“Quella persona mi ha guardato male, di sicuro ce l’avrà con me!”
Quante volte da un pensiero di questo tipo nascono spiacevoli errori diplomatici e litigi?
La spiegazione si trova semplicemente nel fatto che spesso, le persone tendono ad attribuire agli altri pensieri propri, con l’evidente distorsione che questo può causare.
Litigi, rapporti di pessimo vicinato, fraintendimenti possono nascere da questa distorsione.
Di sicuro il primo passo è rendersi conto dei propri pensieri e smettere di attribuirli agli altri.

4. Catastrofismo

Il nome stesso lo spiega: è la distorsione, abbastanza diffusa, per cui tutto andrà ineluttabilmente male.

“Se una cosa potrà andare male lo farà, e non è detto che non possa andare peggio”. (Legge di Murphy).

Questo tipo di pensiero negativo porta a creare delle profezie auto-avveranti per spiegare le ragioni di questo tipo di credenza oppure potrà fare interpretare in termini assolutamente negativi il cattivo voto ad un esame o la mancata promozione.
Liberarsi dal catastrofismo (che a volte va di pari passo con il perfezionismo) non è semplice, ma iniziare a guardare agli eventi come fatti neutri che accadono, da interpretare solo successivamente ed in modo obiettivo, non nuoce.

5. Attenzione al negativo

Alla cassa si trova sempre la fila più lunga; i semafori sono tutti rossi; la macchinetta del caffè non dà mai il resto.
E così si mettono in fila una serie di eventi infausti che giustificano questo tipo di pensiero e alla lunga, diventa normale dare peso ad ogni singolo fatto negativo per giustificare la propria sfortuna.
Per fare tornare la fortuna non occorrono maghi e santoni, ma ancora una volta osservare la realtà e notare come sia assolutamente aleatorio trovare la fila più lunga o quella più corta alla cassa del supermercato.
Un po’ di meditazione può anche aiutare a stare in coda ai semafori in pace.
Attenzione: si può scoprire che la fortuna non ha niente a che vedere con le macchinette del caffè o con il traffico.

6. Ragionamento emotivo

“Ho fatto così perché me lo sentivo!”
Quante volte si giustificano decisioni avventate e che alla lunga possono risultare sbagliate e nocive dietro l’emozione del momento?
Quante volte si giudicano le persone, i fatti o le situazioni perché presi dalle emozioni?
Di sicuro le emozioni sono delle spie importanti però una buona decisione è spesso il frutto di un accordo fra la componente razionale e quella emotiva.

7. Etichettamento

Riferirsi a sé stessi e agli altri attraverso etichette che pregiudicheranno irrimediabilmente l’opinione che si ha della persona in questione.
Le etichette possono essere comportamentali, ideologiche, offensive, sottolineare il difetto di una persona. Di sicuro dopo aver etichettato qualcosa non ci si prenderà più la briga di capirla meglio.
Il consiglio è di lasciar perdere le etichette e aprire le confezioni.

8.  “Del senno di poi son piene le fosse”

Questa distorsione porta le persone a diventare delle indovine ed esperte di previsioni dopo che l’evento si è verificato, andando ancora una volta a rinforzare le proprie credenze.
Di sicuro si creano dei circoli negativi che nulla hanno a che vedere con la realtà e Cassandra, la sacerdotessa d’Apollo che aveva questo problema non ha fatto una bella fine.

Distorsioni cognitive: il potere della conoscenza

Eliminare le distorsioni è impossibile: sono meccanismi di ragionamento radicati da millenni nell’uomo e per certi versi semplificano anche la vita.Per esempio, se si sta studiando una lingua straniera, notare ovunque parole di quella lingua non può che rinforzare la motivazione.
Se però il fenomeno avviene inconsapevolmente può portare a litigi, incomprensioni e magari alla mancanza di soluzioni pratiche per i problemi di tutti i giorni.
Per questo la cosa più importante in questi casi è: conoscere i meccanismi fallaci e conoscersi nel momento in cui si mettono in atto.

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