Disturbi della condotta alimentare

Quando si pensa ai disturbi del comportamento alimentare (conosciuti genericamente con la sigla DCA) solitamente si immaginano anoressia e bulimia ma il panorama è ben più vasto.

I disturbi alimentari, possono essere definiti come persistenti alterazioni del comportamento alimentare finalizzate al controllo del peso, che danneggiano la salute fisica ed il normale funzionamento psicologico e sociale di chi ne è affetto. Nella maggior parte dei casi, questi disturbi hanno origine da una percezione alterata della propria immagine corporea (si parla di dismorfismo corporeo); possono determinare una diminuzione (o anche la perdita totale) o un aumento oltre misura dell’appetito, e spesso, sono accompagnati dallo sviluppo di idee bizzarre a sfondo paranoideo sul cibo.

I disturbi dell’alimentazione colpiscono soprattutto gli adolescenti: l’età di insorgenza va infatti dai 12 ai 25 anni (prima età adulta); tuttavia, negli ultimi tempi si sono verificati in numero sempre più alto casi di manifestazione tardiva o addirittura precoce.

Secondo la classificazione del Manuale Diagnostico Statistico delle malattie mentali (DSM IV-TR), si distinguono tre categorie di disturbi del comportamento alimentare (DCA):

  • Anoressia nervosa
  • Bulimia nervosa
  • ed il ‘’meno conosciuto Binge – eating disorder, tradotto in italiano come il cosiddetto disturbo da alimentazione incontrollata. 

Vediamo ora nel dettaglio e più da vicino questi veri e propri disordini:

Anoressia nervosa

L’anoressia nervosa clinicamente è definita come uno stato patologico in cui il soggetto prova un rifiuto nel voler mantenere il proprio peso corporeo nei limiti minimi che sono stati considerati normali rispetto il rapporto di peso e altezza.  Questa situazione è, infatti, spesso accompagnata alla paura irrazionale di acquistare peso (condizione che si verifica anche nei casi di sottopeso che potrebbe essere definito “estremo”). E’ importante ricordare che, in questi casi, c’è una diretta correlazione tra il numero che compare sulla bilancia e l’autostima. Dal punto di vista clinico viene osservato anche il ciclo mestruale e per far si che la patologia possa essere conclamata deve essere assente per almeno tre cicli consecutivi.

è una malattia che ha particolare frequenza nel sesso femminile (anche se negli ultimi anni la percentuale dei casi che coinvolgono il sesso maschile è in aumento), a prevalente patogenesi psicogena. E’ diffusa soprattutto nei paese industrializzati, dove quindi paradossalmente vi è abbondanza di cibo, ed in cui, specie per il sesso femminile il valore della magrezza e dell’essere in un certo modo viene enfatizzato ed esaltato dalla società moderna e dai mass media; spesso infatti, l’anoressia nervosa inizia con una dieta finalizzata a raggiungere quell’ideale di bellezza oggi così oltre modo osannato.

Tali idee, interferiscono con altri fattori e caratteristiche individuali e famigliari quali manie di perfezionismo e/o di controllo o ancora bassa autostima; per l’appunto, recenti evidenze, suggeriscono l’esistenza di un’interazione tra predisposizione genetica e specifici fattori di rischio ambientali.

Il quadro clinico di chi soffre di anoressia nervosa, si caratterizza fondamentalmente per la presenza di quattro condizioni:

  • Uno spiccato dimagrimento con rifiuto del cibo
  • paura intensa di ingrassare anche quando si è in realtà sottopeso
  • disturbo dell’immagine corporea e dunque alterazioni nel modo di vedere il proprio peso, le proprie forme e la propria taglia
  • amenorrea, ovvero scomparsa del ciclo mestruale (deve esservi l’assenza di almeno 3 cicli)

Il rifiuto del cibo nell’anoressia nervosa è il sintomo principale, in realtà però, chi soffre di questo disordine ha un costante appetito ed una fame intensa; il diniego, nasce dalla forte paura di ingrassare e dalla necessità di controllare il proprio peso attraverso l’alimentazione. La persona anoressica quindi, per far fronte a questi bisogni, mette in atto una serie di comportamenti tipici quali, seguire una ferrea dieta, eccedere nell’esercizio fisico e ‘servirsi’ di condotte di eliminazione; infatti, specie quando si riscontrano abbuffate il soggetto ricorrerà al vomito autoindotto (condotta di eliminazione che viene utilizzata anche in caso di assunzione di cibo minima).

In questo disturbo alimentare, il corpo viene visto come un nemico, e nei soggetti affetti dal medesimo, è quasi sempre costante il rifiuto di riconoscimento della propria condizione patologica.

La cura dell’anoressia nervosa andrebbe condotta idealmente a livello ambulatoriale, cosa però non sempre possibile in quanto vanno considerati diversi fattori; ad ogni modo, il trattamento ambulatoriale può essere tentato, tuttavia, se dopo un periodo che va dalle 12 alle 16 settimane non vengono riscontrati miglioramenti, onde evitare la cronicizzazione del disturbo, si raccomanda l’ospedalizzazione.

La cura, dovrebbe essere condotta da un team multidisciplinare composto dunque da: medici (preferibilmente con competenze psichiatriche), psicologi-psicoterapeuti, dietisti/nutrizionisti e personale infermieristico. Il periodo di ricovero nelle strutture ospedaliere di riabilitazione intensiva è piuttosto lungo e prevede 90 giorni di permanenza. Non bisogna inoltre assolutamente dimenticare o tralasciare, l’importanza necessaria di una terapia cognitivo- comportamentale: elemento considerato imprescindibile nel percorso di guarigione.

Bulimia nervosa

La bulimia è una situazione grave ma che rispetto alla precedente può essere più difficile da individuare in quanto non c’è una repentina perdita di peso (ci potrebbero però essere casi di eccessivo sottopeso o, al di là di ogni aspettativa, di sovrappeso). Questo disturbo prevede che il soggetto faccia delle vere e proprie abbuffate (fenomeno che prende il nome di binge eating) che sforano di molto i quantitativi giornalieri di cibo consigliato. Questo è dovuto al fatto che il soggetto che ne soffre non riesce a controllarsi e non solo si fa sfuggire di mano la quantità (c’è quasi la sensazione di non riuscire a smettere di mangiare) ma anche la qualità (molto spesso si tratta di cibo “spazzatura”). Ovviamente, una volta terminata l’abbuffata, il malato tenderà, al fine di riparare i danni, ad assumere attegiamenti compensatori per evitare di accumulare peso e grasso in eccesso. Tra questi c’è l’induzione del vomito (molto spesso associata, anche nell’immaginario comune, a questa patologia). Altre metodologie prevedono l’utilizzo di farmaci diuretici e lassativi, il digiuno e l‘attività fisica prolungata nel tempo cercando di mantenere un ritmo che sia il più intenso possibile.

Per far si che la malattia sia conclamata questi episodi devono essere ricorrenti e con cadenza più o meno costante; solitamente si ripetono un paio di volte alla settimana per almeno tre mesi.

E’ una patologia caratterizzata da ricorrenti episodi di assunzione di grandi ed eccessive quantità di cibo, spesso associata a perdita del controllo e successiva autosvalutazione e/o depressione a cui si accompagna la presenza di comportamenti compensatori. Una persona affetta da Bulimia nervosa, manifesta i seguenti sintomi:

  • Abbuffate ricorrenti caratterizzate da quantità smisurate di cibo e dalla sensazione forte di perdere il controllo sull’azione semplice del mangiare;
  • Comportamenti compensatori: Il vomito autoindotto resta quello più frequentemente utilizzato, ma vengono impiegati spesso (ovviamente in modo improprio) anche diuretici o lassativi;
  • Episodi di abbuffate e condotte compensatorie che si verificano almeno due volte a settimana per un periodo non inferiore ai tre mesi;
  • Preoccupazione ed apprensione estrema per peso e forme corporee;

La caratteristica principale della Bulimia nervosa, è un circolo ‘perpetuo’ che parte dalla preoccupazione per il proprio peso e la propria condizione fisica, alla dieta ferrea volta a perdere velocemente i chili di troppo, fino alle abbuffate e successivamente (come conseguenza di queste ultime) al vomito autoindotto.

Per quanto riguarda la cura di questo disturbo, i farmaci che si sono dimostrati efficaci negli anni, sono gli antidepressivi appartenenti alla categoria degli inibitori selettivi per la ricaptazione della serotonina. Per curare la Bulimia nervosa è quindi necessario un percorso mirato che vede comunque impiegato un centro specialistico multidisciplinare, dove il paziente viene seguito oltre che dallo psichiatra, anche da un nutrizionista e da uno psicologo cognitivo- comportamentale.

Binge – eatinge disorder

Un altro disturbo che riguarda il panorama alimentare viene identificato con la sigla BED (Binge Eating Disorder o, in italiano, disturbo da alimentazione incontrollata). Si tratta di una patologia che si presenta il tutto e per tutto simile alla bulimia vista in precedenza ma che a differenza di questa non prevede gli atteggiamenti compensatori sopra citati. Si è notato che i soggetti più colpiti sono quelli di sesso femminile in età adolescenziale dopo essersi imbattuti in diete eccessivamente drastiche e poco sostenibili.

E’ una recente categoria diagnostica che si colloca nei disturbi alimentari atipici. Questo disordine della condotta alimentare infatti, è caratterizzato da ricorrenti episodi di abbuffate esattamente come avviene nei casi di bulimia nervosa, a differenza di quest’ultima però  non seguiti dalle condotte compensatorie tipiche (vomito, uso improprio di lassativi e diuretici ecc).  Non si manifesta inoltre nessuna restrizione alimentare, al contrario, il soggetto assume un quantitativo di cibo chiaramente e nettamente superiore rispetto a quello che normalmente le persone mangiano.

Come in tutti i disturbi alimentari, anche per quanto riguarda il disturbo da alimentazione incontrollata, è necessario un intervento multidisciplinare.

  • Gli obiettivi principali del percorso psicoterapeutico per il trattamento di questo disturbo sono:
  • modificare lo schema di autovalutazione in base al controllo del peso
  • normalizzare il comportamento alimentare ed il peso corporeo
  • evitare e prevenire eventuali ricadute migliorando l’autostima del soggetto
  • aiutandolo inoltre a sviluppare la capacità di espressione di bisogni e emozioni

Obesità

Il sovrappeso, diversamente dai casi precedenti, è una condizione piuttosto particolare in cui il peso corporeo ha un valore maggiore rispetto a quello che viene definito, statisticamente, peso ideale (questo viene calcolato, ovviamente, sempre in relazione all’altezza). Se il peso reale supera di molto i parametri standard si definisce la problematica obesità. Nonostante per la maggior parte delle persone questa patologia risulti meno grave dei disturbi alimentari visti in precedenza è importante ricordare che il soggetto può andare incontro al rischio di imbattersi in moltissime malattie croniche e, nei casi più estremi, anche alla morte.  E’ sufficiente, infatti, un aumento del peso paragonabile ad una percentuale apparentemente minima come il 20% per portare in modo diretto ad un aumento di ipertensione, iperlipemie e diabete di tipo II. Altre problematiche associate all’obesità riguardano i calcoli alla cistifellea e le apnee notturne ( o in generale altri problemi legati alla respirazione).

La natura e le cause sono svariate ma tuttavia ci sono, soprattutto negli Stati Uniti, continue ricerche che vengono svolte nel tentativo di cercare delle motivazioni comuni. La situazione italiano non è tragica tanto quanto quella statunitense anche se l’obesità tra gli adolescenti è una condizione che sta subendo un incremento vertiginoso e che causa preoccupazione in vista del futuro.

Picacismo

Molto diverso dai precedenti è il picacismo (conosciuto anche come pica o allotriofagia) in quanto si tratta di un disturbo del comportamento alimentare che prevede l’assunzione di sostanze che non presentano proprietà nutritive come, ad esempio: terra, sabbia, gesso, carta ecc..). Per essere diagnosticato questa particolare situazione deve essere presente da più di un mese.

Alla base spesso si può notare un’anemia dovuta alla carenza di ferro; se il soggetto è una donna in gravidanza solitamente il problema si risolve con il termine dela gravidanza.

Il sottopeso

La condizione di sottopeso è caratterizzata da una situazione in cui il peso del soggetto preso in considerazione  si trova in difetto rispetto altri parametri come, ad esempio, l’altezza. Le cause sono moltissime e si rifanno ad alterazioni fisio-patologiche oppure psicologiche che sono strettamente correlate ai disturbi alimentari.

Secondo degli studi fatti in ambito sociologico è stato possibile notare, come tra l’altro è facilmente intuibile, che questa complessa tipologia di patologie è frequente in modo direttamente proporzionale all’importanza che viene dato all’aspetto fisico attraverso i vari mass media che fa associare il senso di successo alla magrezza. I soggetti più a rischio sono quelli che hanno un’età compresa tra i 13 ed i 18 anni in quanto è proprio in questo periodo della vita che può essere messa in evidenza la maturazione dell’autostima e l’adolescente entra, nella maggior parte delle volte, in conflitto con l’immagine di sè allo specchio ed è spinto dal desiderio di piacere agli altri.

Il sesso più a rischio è quello femminile ma, sempre più frequentemente sembra essere interessato anche quello maschile con la differenza che i disturbi di questo tipo compaiono in media attorno ai 30 anni.

Le forme di disturbi alimentari conclamate dal punto di vista medico sono solitamente precedute da atteggiamenti particolari che riguardano il rapporto con l’alimentazione ma che tuttavia non possono essere ancora ritenuti pericolosi.  Riconoscerli è fondamentale per fermare il processo che porterà, solitamente in un tempo abbastanza breve, al disturbo alimentare vero e proprio.

Andando a vedere la situazione nel dettaglio si può andare a fare una distinzione tra anoressia e bulimia nervosa.

 

Approcci terapeutici

La terapia comune a tutti questi disturbi è senza dubbio quella che prevede la collaborazione tra più figure professionali diverse ed, in particolar modo di: psichiatra, internista, dietologo e psicologo.  Se ritenuto opportuno si può anche intervenire con una terapia farmacologica che prevede la somministrazione di antidepressivi ed ansiolitici.