Doverizzazioni: riconoscerle e disinnescarle per vivere meglio

Spesso, a volte anche più spesso di quanto siamo disposti ad ammettere, subordiniamo la nostra felicità al raggiungimento di un risultato o al verificarsi di alcune circostanze: ci diciamo che “dobbiamo” assolutamente ottenere qualcosa, senza la quale non potremo essere soddisfatti della nostra vita.
Lo stato psico-emotivo che deriva da questo genere di pensieri, se portati all’estremo, può essere causa di gravi disagi.

Cosa sono le doverizzazioni?

L’atteggiamento di individuare degli obiettivi da “dover” raggiungere mancando i quali si perderà la stima di se stessi, con conseguente sentimento di ansia, è definito in psicologia “doverizzazione”.
Il termine è la traduzione di “must-urbation” (che in inglese suona come “masturbazione”), vocabolo coniato dallo psicologo Albert Ellis, che per primo individuò e indagò questi meccanismi, intorno agli anni Cinquanta.

Troppo senso del dovere

Ellis capì che un senso del dovere abnorme e deviato, come quello che prefigura conseguenze catastrofiche in caso di fallimento, può generare in chi lo prova comportamenti nevrotici.
Nel corso dei suoi studi, ha individuato alcune tipiche “idee irrazionali” o “convinzioni irrazionali” (irrational beliefs), rigide e non realistiche, comuni fra i pazienti, riconducibili a quattro macro-gruppi:

Doverizzazione verso di sé

Esemplificata dalla convinzione irrazionale “Devo categoricamente affermarmi e avere          successo in almeno un ambito; diversamente è inaccettabile (perché sono un essere senza          valore)”.

Doverizzazione verso le persone importanti

Esemplificata dalla convinzione irrazionale “Devo categoricamente essere amato e avere l’approvazione della maggior parte delle persone che amo per ciò che faccio; diversamente è inaccettabile (perché sono un fallito)”.

Doverizzazione verso la società

Esemplificata dalla convinzione irrazionale “La gente deve categoricamente essere buona con me: diversamente è inaccettabile (perché la società è     composta da gente spregevole)”.

Doverizzazione verso il mondo

Esemplificata dalla convinzione irrazionale “Le cose che accadono nel mondo devono categoricamente volgere a mio favore; diversamente è inaccettabile     (perché il mondo è un posto insopportabile)”.

Le nostre convinzioni? razionali sì.. ma non del tutto

Comprendere che convinzioni simili sono prive di fondamento razionale è, secondo Ellis, una via per l’abbandono dei comportamenti nevrotici.
Egli sviluppò, così, una nuova forma di terapia, separata dalla psicoanalisi: la terapia razionale emotiva-comportamentale (REBT, in inglese: rational-emotional behavior therapy).

È opinione diffusa che la REBT miri a far piazza pulita delle emozioni negative inducendo le persone a pensare razionalmente, ma è un’idea inesatta.
La REBT pone l’accento sul coinvolgimento delle emozioni nei vari aspetti della vita, sia a livello di pensiero che di azione, e sostiene che emozioni negative troppo intense ci condizionino al punto da inficiare la nostra capacità di gestire la nostra vita, danneggiandola: prendiamo le cose troppo “sul personale” e perdiamo obiettività, diventiamo meno tolleranti, giungendo a prendere decisioni sbagliate e compiere azioni di cui ci pentiamo, diventando sempre più infelici.

Il punto focale spesso è proprio quel ‘troppo‘ unita alla sensazione di forte disagio. La favola di Dr Jekyll e Mr Hyde, ad esempio, fa riflettere sull’impossibilità di creare il bene assoluto. Quando si cerca di forzarsi verso un comportamento molto remissivo spesso si oscilla poi verso un atteggiamento aggressivo (passivo aggressivo). Quando invece chiediamo troppo a noi stessi a volte entriamo in deplezione dell’io.
Il concetto è quindi che è importante conoscersi meglio, conoscere i propri limiti e approfondire un aspetto (quello della crescita personale) che spesso appare come poco importante.

Lo scopo della REBT, dunque, non è di indurre un pensiero meramente razionale (le emozioni negli esseri umani sono importantissime), bensì di fornire ai pazienti chiavi di lettura più realistiche e obiettive delle proprie azioni, di quelle degli altri e degli accadimenti nel mondo.

Nella vita quotidiana, questa corrente della psicologia ci ispira a riflettere su quanto effettivamente siano razionali le convinzioni relative alle nostre aspirazioni, a trasformare i “devo” eccessivi in “preferirei”, e ad agire e pensare con maggiore serenità.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.