Estremismi e pensiero tutto o niente

Sicuramente è un modo di ragionare diffuso, quello di procedere per opposti: “bianco o nero”, “giusto o sbagliato”, “simpatico o antipatico”.

Questo ragionare sulla base di coppie opposte, è un fatto in parte fisiologico: la mente umana ha bisogno di catalogare la realtà, di semplificarla, di ricondurla a categorie note.

“La libertà non sta nello scegliere fra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta” (T. Adorno).

Non ci riferiamo solo al caso di persone mentalmente rigide: potremmo dire che quasi tutti, in certe circostanze ricorrono al pensiero dicotomico per classificare la realtà.

Entro certi limiti giudichiamo come respiriamo. In quanto giudicare vuol dire farsi un’idea di qualcosa di estremamente complesso e la realtà è complessa! Situazioni, persone, eventi vengono continuamente etichettati, spesso senza possibilità d’appello e relegati in qualche cassetto della memoria, pronti ad essere consultati quando servirà di nuovo definire un conoscente, un oggetto o un’idea politica.

Assaporare il molteplice, emanciparsi dalla polarità

La vita di chi si basa la propria capacità d’analisi su categorie assolute, può essere limitata da queste “catene” che attanagliano la capacità di analisi, per svariati motivi.

Giudicando (in maniera troppo categorica) la realtà, si perde la capacità di osservarla per come essa è realmente. Quando si confonde la classificazione di qualsiasi cosa, con la cosa stessa, si rinuncia a comprenderla appieno in tutte le sue sfaccettature.

Definendo una giornata “orribile”, ci si concentra solo su determinati aspetti, e si trascurano tutti gli altri eventi positivi o neutri che hanno fatto parte di quelle 24 ore. Ci si limita quindi ad un giudizio, spesso esagerato, molte volte semplicemente limitato ed inesatto. Spesso l’emotività è una delle ragioni che ci spinge a dare un giudizio rigido. Un primo possibile tentativo è provare a definire in maniera estesa l’espressione “brutta giornata”.

Cos’è che rende “brutta” (in senso assoluto) una giornata? Una multa, la mancata risposta ad un curriculum inviato, la bocciatura ad un esame? Ovvio, questi elencati in precedenza, non sono di certo eventi piacevoli. Eppure, guardare con attenzione la realtà può spostare l’attenzione dalla multa al bonifico inaspettato arrivato sul conto corrente.

Osservare in maniera neutra, scientifica, gli eventi, può essere un modo per iniziare finalmente a capire che le giornate non sono in valore assoluto “brutte” o “belle” ma successioni di fatti che ogni individuo interpreta sulla base di emozioni, sensazioni e ricordi.

“Tutta la vita dell’uomo, tutta la vita dell’intero universo, non è altro che un interminabile gioco di scacchi sui due campi: bianco e nero; gioco nel quale nessuno vince se non l’infausta morte” (W. H. Wackenroder).

La degenerazione del tutto o niente

Partendo dal presupposto che ogni persona è libera di adottare gli schemi cognitivi che ritiene più adatti; riflettere sul pensiero dicotomico, può essere utile osservare il modo in cui nasce come schema operativo dell’infanzia e ciò che implica: l’identificazione con le proprie idee e conflitto su vari livelli (con sé stessi, con i propri cari, conflitto generalizzato in tutta la società).

“Vi sono due razze di stupidi: quelli che credono a tutto e quelli che non credono a niente” (G. Bufalino).

Il pensiero dicotomico nasce nell’infanzia, nei primi stadi dello sviluppo del sistema del linguaggio e aiuta ad analizzare il mondo attraverso una prospettiva ristretta.

Questo tipo di pensiero inoltre, causa l’identificazione con una polarità (quella che si ritiene migliore) e all’esclusione dell’altra.

Il primo risultato è che identificandosi con ciò che si pensa giusto o sbagliato, si negano lati del proprio carattere che usciranno dirompendo.

Il primo conflitto che nasce da questo tipo di pensiero sarà interno all’individuo incapace di ammettere la propria identità variegata.

Il secondo conflitto sarà quello fra individuo e società. Chi si rinchiude nei vincoli delle categorie estreme e  si identifica con idee politiche, religiose e (soprattutto in Italia) calcistiche, si vedrà sempre minacciato ogni volta che qualcuno dissentirà con le sue opinioni.

Infine, ad un livello più ampio, occorre citare le guerre mosse ogni giorno per amore di un’idea o di una religione, le persecuzioni di minoranze (come il genocidio armeno) o le violenze sulle parti più deboli della società (per esempio la condizione dei paria in India o le mutilazioni sessuali alle donne africane).

Per questi motivi è importante separare ciò che si pensa da ciò che si è. Per questo è importante osservare la realtà nella sua oggettività, abbracciare delle idee in modo consapevole e quando serve essere disposti a tornare sui propri passi e riconsiderare le proprie convinzioni alla luce delle nuove scoperte e valutare se le proprie convinzioni si sposano con la vita che si è deciso di vivere.

Ma in pratica… è possibile smettere di pensare in modo dicotomico?

Sì! iniziare a ragionare in modo produttivo e connesso con la realtà, non solo è possibile ma anche altamente consigliato. Smettere di utilizzare categorie preconcette, può portare freschezza nelle situazioni più stantie. Iniziare ad aprirsi al molteplice, può dare nuovo colore alla vita, cominciando da un semplice passatempo.

Il gioco della descrizione

Può essere un diversivo per i giorni in cui ci si trova in attesa dal medico, o a fare la fila alla posta.

In questi contesti statici, capita spesso di fare dei pensieri sul vicino di posto o sul quadro appeso alla parete “che brutto quadro”, “che signora volgare”, “che famiglia rumorosa”.

Il gioco consiste nel sovvertire i giudizi, nell’esplicitare le definizioni.

Anziché limitarsi a pensare “che brutto quadro!”, bisognerà descriverlo minuziosamente: cosa rappresenta, con che materiale è stato dipinto, che colori sono stati usati…

Dopo aver fatto pratica con i vicini di fila e con le sale d’attesa, si potrà iniziare a guardare gli eventi e le circostanze della propria vita. Analizzare periodicamente le proprie idee su sé stessi, i propri valori etici e le idee politiche.

Fare il grande sforzo di non identificare più ciò che si pensa con ciò che si è.

Credere non in valore assoluto, ma con la consapevolezza che le proprie posizioni possono essere riviste, che gli assoluti non pagano e che limitano le capacità cognitive dell’individuo, spesso esaltandone la parte più degradata.

 

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