Il culto dell’ignoranza

“C’è un culto dell’ignoranza […], e c’è sempre stato. Lo sforzo dell’anti-intellettualismo è stato una traccia costante che si è spinta nella nostra vita politica e culturale, alimentata dalla falsa nozione che la democrazia significhi che “la mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza”.

Isaac Asimov

Una immensa quantità di informazioni disponibili ma..

Con queste parole più di 50 anni fa lo scrittore e scienziato russo si riferiva alla società statunitense che l’aveva accolto; oggi, purtroppo, sono perfettamente adatte per descrivere la situazione in Italia: nel mondo del Web 2.0, infatti, non soltanto è possibile fare informazioni e ricerche su qualsiasi argomento ma è anche possibile pubblicare e condividere contenuti di qualsiasi tipo, senza che vi sia alcun controllo sulla veridicità delle affermazioni in essi contenuti. Questa situazione ha contribuito a creare nella maggior parte degli utenti un senso di legittimazione dato dalla possibilità di fare ricerche indipendenti, che li porta talvolta a contestare duramente le posizioni degli esperti nei determinati campi, accusandoli di complotti e insabbiamenti.

Basta una ricerca online per diventare esperti?

Questo rovesciamento dei ruoli è un fenomeno abbastanza recente in Italia: fino a pochi decenni fa, infatti, le opinioni dei professionisti erano rispettate e seguite: le prescrizioni del medico si seguivano senza fiatare, ad esempio, e anche per maestri e professori si nutriva un rispetto che oggi non si nutre più, grazie ai genitori sempre pronti a giustificare i figli millantando improbabili antipatie. Ciò che si è perso, o forse non si è mai avuto davvero, è il senso critico necessario per distinguere il fatto dall’opinione, la statistica dall’aneddoto: si tratta di un’abilità che andrebbe insegnata a scuola, quando alle medie gli studenti iniziano a scrivere le prime piccole ricerche. Raramente, infatti, ci si sofferma sul problema della ricerca delle fonti, e sulla loro credibilità: molte scuole si limitano a bandire Wikipedia dalla lista delle fonti accettabili per un lavoro da consegnare, ma non spiegano il perché. Ben pochi sono poi gli insegnanti che parlano agli alunni dei database di pubblicazioni scientifiche, come PubMed, o dei motori di ricerca appositi come Google Scholar.

I social network, le bufale, la disinformazione

L’enorme quantità di informazioni accessibili su Internet unita alla mancanza di senso critico è una vera e propria ricetta per il disastro: gli utenti sono spesso incapaci di distinguere la verità dalla bufala, e a causa di questa incapacità contribuiscono a un’ulteriore diffusione delle bufale, condividendole sui social network. Bisogna inoltre notare che talvolta la mancanza di fonti accreditate viene effettivamente riconosciuta, ma viene vista come un merito: è più facile credere a una madre che racconta la storia straziante del figlio colpito dall’autismo dopo un vaccino, piuttosto che ai medici e alle compagnie farmaceutiche che ribadiscono la totale assenza di collegamenti tra i due fattori: in fondo, che motivo ha la madre per mentire? E i medici, non sono forse al soldo delle compagnie farmaceutiche che tali vaccini li vendono?

La (s)fiducia nelle figure professionali

Quando manca la fiducia nelle figure professionali, crolla una struttura che, nel bene e nel male, è funzionale all’andamento nella società. Tale mancanza di fiducia, purtroppo, sta diventando endemica e sempre più diffusa anche ad alti livelli: basti pensare ai dibattiti sulla vaccinazione nei quali vengono chiamati a intervenire un medico e una madre contraria ai vaccini, facendo passare al pubblico il messaggio che le due posizione abbiano pari valore e pari verità scientifica, che tutte le opinioni abbiano lo stesso valore indipendentemente da chi le esprime.

Questo non è vero: in tutti i casi in cui studi e statistiche possono dimostrare una verità piuttosto che un’altra, l’ignoranza non vale quanto la conoscenza. Tanto per fare un esempio tratto dall’attualità, nessuno dovrebbe essere libero di dire “gli omosessuali non dovrebbero adottare, perché c’è un’alta probabilità che i bambini diventino a loro volta omosessuali”: semplicemente perchè, studi effettuati al riguardo hanno dimostrato che ciò non è vero.

Non è tutto oro colato

Con ciò non si intende dire che sia sempre opportuno prendere come oro colato le parole di un professionista: in tutti i campi ci sono correnti di pensiero diverse, ma sempre basate sulla stessa solida base culturale e su un metodo scientifico di validazione di opinioni che altrimenti rimangono tali. In poche parole, se dopo essere andati da un medico si vuole un altro parere, ciò è perfettamente accettabile… a patto di andare da un altro medico, e non da un ingegnere edile.

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