Il momento della scelta

Nel precedente articolo vi abbiamo parlato di come dagli scacchi, un gioco usato per l’addestramento di ufficiali alla guerra, possano essere ricavate regole di vita e di crescita personale.

Un momento estremamente frequente, eppure fondamentale nella vita umana è quello della scelta, ovvero della decisione di una modalità operativa d’azione volta a perseguire il proprio scopo. La scelta viene compiuta attraverso il ragionamento, che è a sua volta un’altra modalità d’azione che consiste nell’analizzare i dati che si hanno a propria disposizione tramite l’interazione con l’ambiente esterno.

Breve approfondimento scientifico

Dal punto di vista neurologico, il processo decisionale è legato allo sviluppo del lobo frontale: si tratta di un’area del cervello presente non solo negli uomini, ma anche negli animali; in particolare, è particolarmente sviluppato il lobo frontale degli scimpanzé, mentre negli umani il suo sviluppo prosegue con la crescita, arrestandosi tra i 22 e i 25 anni. La capacità di scelta di un bambino o di un adolescente, dunque, non sarà la stessa di un adulto, poichè mancherà la capacità di associare correttamente il comportamento a una ricompensa, ovvero la capacità di vao legato a fattori collaterali, in altre parole la capacità di valutare quanto una determinata scelta possa portare a un risultato positivo o negativo, anche a lungo termine. Ciò nonostante, si tratta di un’abilità che può essere affinata ed allenata – il gioco degli scacchi ne è la dimostrazione.

Ragionamenti deduttivi e induttivi

Esistono due tipi di ragionamenti: quelli deduttivi e induttivi.

Quelli deduttivi, chiamati anche sillogismi, vanno dal generale al particolare: si parte da una premessa che è ritenuta certamente vera, alla quale si assegna un valore reale a una precisa affermazione. Un classico esempio di sillogismo è il seguente: «Tutti gli uomini sono mortali; Socrate è un uomo; dunque Socrate è mortale». Questo ragionamento non è di particolare utilità, poiché non permette l’associazione con i fatti che abbiamo a disposizione.

Il ragionamento induttivo, al contrario, è di tipo probabilistico:

Si basa sulla probabilità di un’affermazione ritenuta vera in base alla propria esperienza. La cui qualità e quantità sono decisive affinché una previsione sia attendibile; non concretamente una certezza, per cui la premessa iniziale vera può indurre a un’informazione falsa o distorta.

 

Guadagno di informazione

In questo senso possiamo introdurre il concetto dell’information gain (IG, guadagno di informazione), utilizzato in statistica per indicare la riduzione dell’entropia di un set di dati suddiviso utilizzando un determinato attributo. Tale concetto è molto vicino a quello di probabilità condizionata.

Ad esempio, supponiamo di avere 10 persone delle quali conosciamo quattro attributi: il colore dei capelli, la residenza, il titolo di studio e il reddito. Supponiamo di suddividere questi dati in base al reddito, quale dei tre attributi è il più efficace per determinare il reddito? Va da se che il colore dei capelli non ha a che fare con il reddito, mentre sono indicativi sia il titolo di studio e la residenza al fine di valutarne al meglio l’attributo per il risultato che auspichiamo. In questo caso, la scelta di un attributo con un’information gain più corrispondente significa fare la scelta più efficace:

se ci troviamo a dover scegliere il pediatra per nostro figlio, non possiamo di certo basarci sul suo segno zodiacale.

Cosa sono i falsi positivi?

Bisogna però fare attenzione ai falsi positivi, ovvero i “falsi allarmi”: si tratta di situazioni in cui l’esperienza e l’information gain ci portano ad attribuire un valore di verità a un’affermazione, ma tale predizione risulta poi essere errata.

Evitare di scegliere

Tutti questi meccanismi si traducono, nell’ambito del ragionamento, in un processo di generalizzazione: ciò significa che impariamo ad applicare le nostre esperienze ad una situazione futura, affinando di volta in volta questa nostra capacità e migliorandoci. La chiave di questo processo sta dunque nell’esperienza: più scelte facciamo, anche sbagliate, più impareremo in futuro a fare quelle giuste. Se invece rifiutiamo di compiere scelte, o peggio ancora non ci poniamo mai nella condizione di poter scegliere, il nostro ragionamento induttivo rimarrà grezzo e poco sviluppato, con tutte le conseguenze del caso.

 

Se ti è piaciuto quest’articolo leggi anche: L’importanza di essere adattivi e La crescita personale attraverso il gioco degli Scacchi: l’importanza dell’esperienza, dell’astrazione

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