La crescita personale attraverso il gioco degli Scacchi: l’importanza dell’esperienza, dell’astrazione e dell’essere adattivi

Poche semplici regole, ma il gioco è molto complesso

Non esiste alcun gioco paragonabile a quello degli scacchi: partendo da una struttura estremamente semplice, con una scacchiera sulla quale si muovono dei pezzi secondo determinate regole, si arriva a una sovrastruttura estremamente complessa fatta di strategie e schemi; tutto senza perdere di vista l’obiettivo principale del gioco, la cattura del re nemico. La complessità del gioco è talmente elevata da richiedere anni per diventare giocatori veramente esperti e impegnare persino i supercomputer per lungo tempo nell’analisi di tutte le mosse possibili.

L’uso come strumento per ritrovare fiducia in se stessi

Gli scacchi sono diffusi fin dal medioevo, ma solo a partire dalla metà del XX secolo sono entrati a far parte della cultura di massa, con l’avviamento di corsi non solo nelle scuole primarie, ma anche nei penitenziari, dove si inseriscono nel processo di riabilitazione del detenuto. Si tratta di un gioco democratico, che non fa distinzioni di sesso, età o classe sociale: l’unica cosa che conta è la capacità di applicarsi e utilizzare la logica. Gli individui che traggono maggiore vantaggio dal gioco degli scacchi sono quelli con meno fiducia in se stessi, con disabilità o che si trovano in situazioni di disagio sociale: gli scacchi rappresentano un ambito in cui possono farsi valere indipendentemente dalle difficoltà che incontrano in altri contesti della vita, contribuendo a costruire consapevolezza e fiducia in se stessi. In questa ottica il gioco degli scacchi è in grado di influenzare profondamente la psicologia della persona, fornendo nuovi strumenti per analizzare la realtà: l’applicazione di schemi predeterminati a situazioni esistenti è infatti un meccanismo che appartiene non solo al gioco, ma anche alla psicologia.

Non solo logica, ma anche astrazione ed esperienza

Ad ogni turno, nel gioco degli scacchi bisogna fare una scelta; analogamente nella vita ci si trova a dover scegliere, ovvero decidere una modalità operativa di azione volta a perseguire il proprio obiettivo. Le regole secondo cui effettuiamo le nostre scelte non sono basate puramente sulla logica immediata, ma anche sull’esperienza, che ci permette di valutare le scelte in base al risultato ottenuto in passato.

La scelta di una mossa piuttosto che un’altra, in una partita di scacchi, comporta l’applicazione di una regola che si basa sull’esperienza: si tratta di un processo rigoroso che si è dimostrato piuttosto efficace nel promuovere le capacità di ragionamento e astrazione, poiché sarà necessario prevedere le possibili mosse dell’avversario e muovere le proprie pedine seguendo le regole del gioco.

Cosa impara il nostro cervello giocando a scacchi?

La prima lezione: l’imporanza dell’astrazione e dell’esperienza

Come si sa i computer vanno molto d’accordo con la matematica e sono velocissimi: possono eseguire milioni di ragionamenti in un secondo. Ebbene, tentando di insegnare ai computer come vincere una  partita a scacchi ci si è resi conto dell’immensa complessità dell’operazione. Prevedere tutte le mosse possibili è impossibile, in quanto il numero di mosse possibili è immenso. La scienza che si occupa di calcolare quante sono tali mosse è la matematica discreta, ma senza dilungarci oltre, è importante sottolineare che c’è una cosa che il cervello umano sa fare bene e in cui i computer sono molto carenti: l’astrazione.

Estrapolare delle “regole” come: “è meglio attaccare il re nemico usando almeno due pezzi” o “conviene coprire i propri pezzi in modo tale che l’avversario, per mangiarli, rischi di essere mangiato a sua volta” è qualcosa di difficile da capire per un computer. Queste “regole” che deriviamo dall’esperienza unita all’astrazione ci permettono di vincere senza dover calcolare tutte le possibili mosse future.

La prima lezione che impariamo giocando a scacchi è:

perchè praticando un’attività diventiamo più bravi.
 Da qui l’importanza di uscire dalla propria zona di comfort e praticare anche quelle attività verso cui non ci sentiamo portati. Può sembrare una banalità, ma in un mondo dove ognuno dice la sua, comprendere dentro di noi la base teorica per cui non si nasce geni, aiuta.

Sulla zona di comfort vedi il seguente video:

Proprio come nella vita reale non valgono solo le regole scritte (le leggi), ma se ne possono inferire a migliaia di senso logico e legate al marketing o al non urtare la sensibilità altrui (si pensi a Come trattare gli altri e farseli amici di Dale Carnegie), così negli scacchi si impara a coprire una diagonale, a distinguere tra il lato della scacchiera dove si trova il re, a pensare alle successive due mosse del cavallo nemico, ecc..

La seconda lezione: essere adattivi

Ma gli scacchi richiedono anche una componente di adattabilità: per quanto sia possibile fare delle previsioni, non è mai possibile sapere con certezza quale sarà la mossa dell’avversario, e si avrà a disposizione un tempo limitato per analizzarla e scegliere una contromossa efficace. Gli scacchi insegnano dunque ad avere una mente pronta e flessibile, che sia disposta a cambiare idea in base a ciò che succede. Il dover prendere una decisione rispettando dei vincoli promuove inoltre la capacità di adattamento all’ambiente esterno: nel gioco degli scacchi, non possiamo pretendere di cambiare le regole per il nostro vantaggio, ma dobbiamo adattarci a esse.

L’idea è la stessa proposta da Darwin, ma è anche la stessa che propone la psicologia quando dice che la rigidità mentale può diventare un problema quando ci impedisce di adattarci all’ambiente esterno.

Questo fenomeno adattivo non fa parte di una determinata strategia o di uno schema, ma si verifica con l’esperienza: in maniera analoga a quello che succede nella realtà, infatti, non è possibile raccogliere in un manuale tutte le possibili interazioni e situazioni con le quali ci dovremo confrontare. Allenare il cervello al gioco degli scacchi significa dunque allenarlo alla vita, preparandolo ad affrontare le situazioni più diverse adattandosi ad esse.

La riflessione che stiamo portando avanti continua con quest’altro articolo dove vi parleremo di: imparare a fare la scelta giusta e in L’importanza di essere adattivi

3 Commenti

  1. E’ interessante, magari anche condivisibile, quello che scrivete riguardo “Gli individui che traggono maggiore vantaggio dal gioco degli scacchi sono quelli con meno fiducia in se stessi, con disabilità o che si trovano in situazioni di disagio sociale: gli scacchi rappresentano un ambito in cui possono farsi valere indipendentemente dalle difficoltà che incontrano in altri contesti della vita, contribuendo a costruire consapevolezza e fiducia in se stessi. In questa ottica il gioco degli scacchi è in grado di influenzare profondamente la psicologia della persona, fornendo nuovi strumenti per analizzare la realtà: l’applicazione di schemi predeterminati a situazioni esistenti è infatti un meccanismo che appartiene non solo al gioco, ma anche alla psicologia.” Ma , a parte alcuni lavori sperimentali di chess therapy , non è che questa affermazione sia supportata da molti scienziati o da ricerche specifiche. Se non è così, potete indicarmele?

  2. No, purtroppo non ho studi a supporto di questa tesi. La mia opinione da profano è che siano un po’ una metafora molto semplificata della vita in cui si appaga l’autostima se si vince e dove è più facile sviluppare un locus of control interno senza tuttavia drammatizzare un fallimento (sconfitta), ma al tempo stesso chiarisce bene il peso di una strategia e come una singola mossa possa fare una grande differenza.
    Vedo un paragone tra le abilità scacchistiche e lo sviluppo di abilità sociali, ad esempio.
    Inoltre vedo il ruolo della la concentrazione e dell’esperienza sono immediatamente visibili.

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