L’immagine delle donne nella società attuale e non solo

In questo articolo troverete i seguenti paragrafi:

1. L’immagine stereotipata è un costrutto

2. La volgarità nel linguaggio e nei giudizi

3. l’accettazione di se stesse

L’immagine stereotipata è un costrutto

Parlare di aspetto fisico significa approcciarsi a ciò che si vede e che si intende mostrare, molte persone tengono al proprio aspetto esteriore e si sentono minacciate anche intimamente quando ricevono su questo giudizi negativi, e qui si insinuano i modelli estetici.

Nel corso della storia di canoni estetici destinati unicamente alle donne ce ne sono stati molti e tra loro molto differenti. Ma tra canone estetico ed immagine stereotipata c’è differenza, un canone estetico può infatti anche essere scelto consapevolmente e non solo per farsi sentire accettate e accettare se stesse, viene scelto per gusto personale, per esprimere una particolare caratteristica del se interiore che appartiene alla persona che lo adotta ad esempio, mentre un’immagine stereotipata non si sceglie, si adotta per non subire dolore, e per integrarsi secondo regole che non si sono scelte liberamente, molte persone percorrono questa strada e all’universo femminile viene richiesto di adottare uno stereotipo di immagine ancor più che agli uomini. I modelli di bellezza dettano delle regole e troppe volte si vedono delle immagini che tutto sono tranne che buone dal punto di vista della salute fisica e mentale. Scandalose sono quelle di bambine in pose da donne adulte, o di donne anoressiche, meno scandalose ma comunque tristi sia per ciò che suscitano sia per le violenze verbali che ad esse sono legate, sono quelle immagini – famoso in rete è un video in tal senso – di donne che struccandosi vengono insultate nel loro vero volto come se essere se stesse fosse una colpa e l’immagine sia di fatto più importante della verità. Il paragrafo dice che l’immagine stereotipata è un costrutto, perché affermiamo ciò? Lo facciamo per una semplice quanto disarmante ragione. Le donne nella società patriarcale vengono considerate una proprietà e sono considerate meno importanti degli uomini quindi sono questi ultimi a dettare loro i modelli – stereotipati – da seguire. Facciamo qualche esempio. Thorstein Veblen a proposito del corsetto scriveva:

è sostanzialmente uno strumento di mutilazione al fine di ridurre la vitalità del soggetto e di renderla evidentemente inadatta al lavoro.

Tale indumento quindi veniva considerato elegante ma anche uno strumento di tortura, altro – sempre nella cultura che diventa pratica – è quello delle scarpette cinesi al fine di ridurre i piedi delle giovani donne, potremmo citare oggetti sia occidentali che orientali. Il trucco stesso se una donna non accetta se stessa per come è, benché non sia uno strumento di tortura, rappresenta un modo di cambiarsi per adattarsi eventualmente ad un modello.

La volgarità nel linguaggio e nei giudizi

Rimanendo sul tema dell’immagine, chi sceglie di non incarnare – anche per breve tempo – un modello, una tendenza stilistica specifica, e fornita, si espone inevitabilmente a giudizi negativi il più delle volte esposti in maniera volgare ed estremamente aggressiva. Questo dipende dalla cultura di massa abbracciata appunto da una quantità infinita di persone. L’esempio è sempre quello di una ragazza che postò su un suo social network prima l’immagine truccata, poi quella nella quale appare acqua e sapone. In questo contesto i giudizi sono stati al limite della denuncia portando una grande sofferenza in questa ragazza che comunque nel video ribadisce il suo amore per se stessa al di là dei giudizi, e fa bene a ribadirlo anche al mondo. Il linguaggio esiste per eliminare volgarità e dicerie non per perpetrarle, eppure l’odio trova ancora molto spazio, specie quando si parla da dietro uno schermo e sopratutto – lo ribadiamo – verso le donne.

L’accettazione di se stesse

Ogni donna quando nasce deve combattere e, progressivamente, in una società che le chiederà di assolvere specifici ruoli e di presentarsi al meglio per evitare di mostrarsi debole, dovrà dapprima comprendere che mostrare il suo vero volto, con i suoi veri sentimenti, esprimere ciò che pensa e cercare il dialogo non significa essere debole, semmai è l’opposto. Ma questo significa scontrarsi con una realtà che preferisce un immagine fittizia – e la chirurgia estetica ben lo sa – alla verità, ed è una battaglia che può durare anche un intera vita questa. Accettare se stesse significa per ogni donna scegliere – perché solo dopo l’accettazione dei propri limiti e dei propri punti di forza si può scegliere se cambiare – quella che è la vera libertà individuale. Svilire una donna significa creare una dipendenza basata sulla rinuncia – della donna – ad amarsi, e ciò comporta dare fiducia a qualcun’altro che non è se stessa. Ripartire dal sé è la prima lezione da apprendere per ritornare a volersi bene, ogni donna dovrebbe tenerlo sempre a mente.

Enrichetta

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