La donna oggetto: sessualizzazione, oggettivazione e i problemi che ne conseguono

Vi proponiamo qui di un breve estratto di un articolo scritto da Maria Giuseppina Pacilli dell’Università degli Studi di Perugia e apparso sulla rivista In-Mind (The Inquisitive Mind). Ci focalizziamo sui punti salienti consigliandone però la lettura integrale.

“È raro guardare la televisione o sfogliare una rivista senza imbattersi nell’immagine di una donna, in pose ammiccanti, dalle labbra ipertrofiche, gli zigomi pronunciati e il seno voluminoso in un corpo esile. Nei media occidentali i corpi femminili sono sempre più chirurgicamente uguali fra loro, esibiti come oggetti sessuali, in poche parole, oggettivati. Che cos’è l’oggettivazione? Oggettivare una persona vuol dire considerare la stessa alla stregua di un oggetto, un mero strumento per il raggiungimento di un fine personale, e conduce in sostanza alla negazione della sua dignità umana. È per questa ragione, infatti, che l’oggettivazione può essere considerata una forma di deumanizzazione.

“il corpo […] considerato come mero strumento per il piacere sessuale altrui. Benché questo fenomeno di recente inizi a riguardare anche gli uomini (Martins, Tiggemann, & Kirkbride, 2007), esso investe in misura assai maggiore le donne.”

“La sessualizzazione delle donne, dalla televisione, alle riviste fino a internet, è così pervasiva da apparire ormai una un’immagine surreale del mondo femminile. All’invisibilità di donne che studiano, lavorano, fanno politica si contrappone l’ingombrante presenza di vallette il cui ruolo è di esibire il proprio corpo indossando abiti succinti su cui le telecamere indugiano (Censis, 2006, Rapporto Women and Media in Europe). Se si considera Internet, la sessualizzazione delle donne diventa ancora più estrema. Tra il 1998 e il 2004, solo per fare un esempio, il numero di pagine web a contenuto pornografico è aumentato del 1.800 % (Pornified: How Pornography Is Transforming Our Lives, Our Relationships, and Our Families). Ancora, frequentissimo è l’uso spregiudicato di immagini di donne svestite o di bambine travestite da donne sensuali per reclamizzare un prodotto, in TV o nei giornali.”

“Lo sguardo oggettivante però non è sempre o solo quello altrui: può infatti essere interiorizzato da chi lo subisce. Siamo allora in presenza dell’auto-oggettivazione”

“Talvolta l’auto-oggettivazione si confonde con una cura meticolosa dell’aspetto esteriore, una sorta di generica “civetteria”, vanità o narcisismo. In realtà questa condizione non corrisponde a una (benefica) considerazione del fisico inteso come parte integrante di sé né equivale tout court a un’insoddisfazione per il proprio corpo.”

“L’interiorizzazione dei modelli irrealistici e artificiali di bellezza femminile si associa nelle donne a disturbi dell’immagine corporea, a una generale insoddisfazione per il proprio corpo e a un aumento dei disordini alimentari (si vedano le metanalisi di Grabe, Ward & Hyde, 2008; Groesz, Levine, & Murnen, 2002; Want, 2009)”

“Più di dieci anni di ricerche (per una rassegna vedasi, Moradi & Huang, 2008) indicano dunque che il guardarsi con gli occhi altrui ha un impatto negativo sul benessere psicologico. Percepirsi in funzione unicamente del proprio aspetto fisico influenza non “solo” il benessere ma anche le abilità cognitive di una persona. L’incessante attenzione e controllo rivolte al proprio corpo richiedono infatti un investimento di energie che saranno sottratte ad altre attività.”

 

 

“pratica culturale dannosa per le donne fornita dalle Nazioni unite (1995) poiché:

  • è pericolosa per la salute. Numerose ricerche mostrano che l’auto-oggettivazione costituisce una minaccia per il benessere delle donne (APA, 2007; Moradi & Huang, 2008);
  • si pratica a beneficio degli uomini. L’investimento eccessivo di energie delle donne nella cura del proprio aspetto, a svantaggio di altre attività più importanti, ha dei vantaggi economici e sociali per gli uomini (De Beauvoir, 1949; Fredrikson & Roberts, 1997);
  • si origina da differenze di potere fra uomini e donne. Lo squilibrio socio-economico che favorisce gli uomini rispetto alle donne sostiene e rafforza in un circolo vizioso l’oggettivazione sessuale femminile (Pratto & Walker, 2004);
  • genera stereotipi che ostacolano le pari opportunità fra uomini e donne. Percepirsi come un oggetto sessuale rinforza gli stereotipi di genere sulle competenze delle donne e sul loro ruolo nella società (Calogero & Jost, 2011);
  • è legittimata e giustificata dalla tradizione. L’oggettivazione sessuale può essere intesa come la manifestazione di una più ampia ideologia sessista che legittima le disuguaglianze di genere (Calogero & Jost, 2011). Contrastare questo fenomeno è, dunque, un obbligo per una società civile degna di questo nome.”

L’autrice

Maria Giuseppina Pacilli ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi di Lecce. Attualmente è ricercatrice di Psicologia Sociale presso l’Università degli Studi di Perugia. I suoi interessi di ricerca riguardano gli effetti della sessualizzazione sulla percezione sociale, il pregiudizio basato sul genere e l’orientamento sessuale, e i fattori psicosociali connessi all’attuazione di comportamenti non etici.

1 commento

  1. una donna e un uomo adulto sono anche creature sessuali e va accettato, non c’è nulla di degradante in questo, la sensualità maschile e femminile anche in forma esplicita e sexy fa parte dell’umano, non è oggettificante (parlo di maggiorenni).. E’ sbagliato che una rivista chieda se un astronauta è carina ma fermo restando questo bisogna accettare il fatto che esistono corpi maschili e femminili più bellocci di altri in linea di massima (e un corpo giovane per esempio è in linea di massima più belloccio di uno vecchio ma ci sono uomini e donne di 50 anni molto giovanili) James Bond non posso farlo fare a Danny DE Vito, ma anche chi non è belloccio/a può piacere a qualcuno e piacersi e non va offeso

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