Passivo – aggressivo? La guida completa

Una delle teorie che ha avuto maggiore riscontro negli ultimi anni, non soltanto in ambito psicologico ma anche in quello divulgativo, è quella che riguarda l’importanza di un comportamento assertivo: grazie anche a libri di grande diffusione come “Perché gli uomini sposano le stronze… E lasciano le brave ragazze” di Sherry Argov, si direbbe che la via più facile per il successo sia effettivamente quella di di essere “stronze”. Consigli analoghi vengono dati anche, ad esempio, nel campo del lavoro, per farsi rispettare di più e ottenere più velocemente riconoscimenti e promozioni (si veda il libro: “Comandare è fottere“). Ma cosa significa davvero essere “stronzi”, ed è davvero qualcosa di desiderabile?

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I diversi tipi di comportamento

Quello che in realtà questi libri vorrebbero promuovere è il comportamento assertivo, che si contrappone agli altri tipi di comportamento meno efficaci nel gestire le relazioni umani, ovvero il comportamento passivo, quello aggressivo e quello passivo-aggressivo.

Il comportamento passivo è quello di gran lunga più comune, che viene comunemente identificato con un carattere accomodante e remissivo; sebbene possa essere in alcuni casi considerato un lato positivo – e come tale è stato promosso per molto tempo, specialmente nelle donne – esso può rivelarsi deleterio in quanto porta l’individuo a non dare il giusto valore ai propri pensieri e alle proprie opinioni. Di contro, l’atteggiamento aggressivo consiste nel porsi davanti agli altri senza alcun rispetto o considerazione per la loro opinione, mentre l’atteggiamento passivo-aggressivo consiste nell’oscillare tra i due estremi, spesso si associa alla capacità di aggredire senza che l’altro lo capisca, pugnalando con un sorriso sul volto (facendo sentire l’altro sbagliato). Contrapponendosi a tutti questi comportamenti di tipo distruttivo abbiamo poi il comportamento assertivo, che consente di trovare il giusto bilanciamento tra le nostre necessità e quelle degli altri, permettendoci di far valere le nostre ragioni senza prevaricare gli altri.

Il comportamento passivo

L’atteggiamento remissivo nasce generalmente nell’infanzia, presentandosi spesso nei bambini con un carattere naturalmente timido; le cause possono essere molteplici, ma vanno ricercate soprattutto nel rapporto con i genitori: se esso è conflittuale, o se i genitori sono troppo ansiosi e protettivi, il bambino può arrivare a ritenere che l’unica maniera per avere serenità sia quella di mostrarsi accomodante e dire sempre di sì, finendo dunque per trasportare questa modalità di comportamento anche in tutti i rapporti interpersonali che avrà nell’età adulta.

Il ruolo del genitore

Per questo motivo è importante per i genitori rassicurare il bambino e non farlo sentire mai umiliato o offeso, ma anche aiutarlo a camminare con le proprie gambe, ad esempio evitando di intervenire per risolvere i conflitti con i coetanei. Bisogna lavorare sull’autostima del bambino: l’auto-stima, ovvero la valutazione di se stessi, la stima delle proprie capacità e chance di farcela a vincere una determinata sfida va coltivata. Assecondare sempre i comportamenti evitanti, ad esempio, è uno dei migliori modi per frenarla (da notare la parola sempre).

E’ importante dunque consentire dunque al bambino di affrontare le sfide, le difficoltà e di svilupparla secondo le proprie inclinazioni e capacità, evitando ad esempio di paragonarlo ai fratelli o ai coetanei: bisognerà trovare il giusto equilibrio tra il mostrare eccessivo disinteresse (il che farebbe pensare al bambino di non essere amato o apprezzato) e il mostrare aspettative e ansie eccessive, il che al contrario caricherebbe il bambino di un peso che lo porterebbe a vivere con ansia ogni possibilità di fallimento.

Non forzare

Tutte le possibilità che normalmente vengono proposte ai genitori per aiutare un bambino timido e uscire dal guscio, però, devono essere vissute come un momento di crescita e non come un’imposizione: ad esempio, ci saranno bambini più portati per gli sport di squadra e altri per gli sport competitivi, ma obbligare un bambino praticare uno sport che non gli piace rischierebbe di creare l’effetto opposto, in quanto il bambino si sentirebbe obbligato a seguire la scelta dei genitori anche se non la gradisce, rafforzando dunque il suo atteggiamento remissivo. Se pensate che la vita di vostro figlio sarà un disastro se non segue i vostri consigli.. è ora di lavorare su voi stessi e sulle vostre convinzioni. La realtà è costruita da una rete incredibilmente complessa di interazioni e più che prevederne l’esito siamo convinti di riuscire a farlo (leggi: razionalizzazione).

E da adulti?

Liberarsi dell’atteggiamento remissivo quando si è adulti è molto più difficile: i meccanismi che portano ad attuarlo, infatti, sono molto più radicati e difficili da modificare (ma non è affatto impossibile, anzi..). Bisogna anche considerare il fatto che l’atteggiamento remissivo è presente anche nel mondo naturale, negli animali che si bloccano dinanzi a un predatore, volendogli comunicare la loro sottomissione, e il fatto che non rappresentano un pericolo. Questo, unito alla paura di perdere l’affetto o la stima dei propri cari e alla necessità di presentare un’immagine “perfetta” di sé, è alla base della maggior parte dei comportamenti passivi.

Atteggiamento remissivo e seduzione

L’atteggiamento remissivo è anche quello che, stando al libro precedentemente citato, viene spesso ritenuto poco desiderabile nei potenziali partner rispetto a un comportamento assertivo; un partner passivo, infatti, non rappresenta una sfida intellettualmente soddisfacente perché si limita ad essere sempre d’accordo con tutto ciò che viene proposto, e ciò è in conflitto con il desiderio di un rapporto sano e paritario che, fortunatamente, molti uomini e donne hanno oggi.

Vincere la timidezza

Ci sono varie strategie che possono aiutare nel liberarsi di un atteggiamento remissivo: una possibilità è ad esempio quella di individuare un ambito nel quale ci sente sufficientemente sicuri di sé da non dover essere remissivi, come può essere quello lavorativo o sportivo, oppure si può iniziare a piccoli passi passando dal dire sempre di sì all’utilizzo di frasi dubitative come “Vedremo”, “Forse”, “Ci devo pensare”. Lo scopo è comunque quello di arrivare a formulare i propri desideri in maniera costruttiva, aprendo un dialogo con l’altro.

I comportamenti aggressivo

Di contro, il comportamento aggressivo (anche nella sua variante passivo-aggressiva) non cerca il dialogo ma prevede una prevaricazione nei confronti dell’altro, i cui desideri e volontà vengono considerati sostanzialmente ininfluenti. Anche questo atteggiamento, sebbene all’apparenza possa sembrare più “forte” di quello remissivo, è distruttivo e inadatto alla costruzione di relazioni interpersonali durature. Chi attua un comportamento aggressivo non mira a esporre realmente i propri desideri ma a umiliare e sminuire l’altro, rifiutandosi di prendere in considerazione le sue necessità.

Un’origine comune: la scarsa autostima

Anche l’atteggiamento aggressivo nasce da una scarsa autostima e da una sbagliata percezione di sé: mentre chi attua un comportamento passivo lo fa perché non ritiene che la propria opinione sia sufficientemente importante, e dunque non la esprime, chi attua un comportamento aggressivo non ritiene di avere argomentazioni sufficienti da porre a sostegno della propria opinione, e per questo motivo agisce con aggressività prevaricando gli altri. Non importa tanto se abbia “ragione” o “torto”, imparare nuove abilità retoriche richiederebbe uno sforzo. Cerca quindi una scorciatoia e applica, spesso inconsciamente, la tecnica dell’aggressività, perchè ha imparato che funziona. Non ha mai pensato di leggere dei libri di crescita personale.

Aggressivi? passivi? “scorciatoie” e meccanismi di difesa

L’aggressività spesso funziona per svariati motivi. Uno è che un aggressivo manda un messaggio chiaro: “se mi contraddici siamo in guerra”; e molti interlocutori non vogliono alzare il livello dell’argomentazione perchè temono di diventare aggressivi (perchè  magari hanno scarse abilità sociali dovute a comportamenti evitanti?) o perchè hanno paura di ferire la persona aggressiva (che mostra emotività). O ancora, temono ritorsioni. In generale, solo in pochi riescono a dare una reazione assertiva.. perchè essere assertivi è qualcosa che si impara ma che non ci viene insegnato nelle scuole. Richiede sforzo, in una direzione che molti non sanno neppure che esista (crescita personale).

La rabbia è una forma di aggressività tesa ad intimorire l’altro. Studi etologici sostengono che la rabbia nell’animale ha lo scopo di spaventare il nemico e farlo fuggire, oppure di preparare al combattimento (D’Urso, 2001).

I comportamenti passivo-aggressivi

Se l’atteggiamento aggrressivo e quello passivo sono diverse strategie di difesa. L’atteggiamento passivo-aggressivo, le usa entrambe. Il passivo si mostra debole per essere accettato e non doversi sforzare di migliorare. L’aggressivo si mostra forte per evitare che gli altri provino a sfidarlo. Il passivo aggressivo oscilla. Spesso rimane “all’apparenza” buono e remissivo, in altri casi mostra però un comportamento aggressivo e poco empatico. Ad esempio promettendo di fare una cosa e poi tirandosi indietro all’ultimo momento, senza considerare quanto ciò possa creare problemi nelle persone a cui si aveva dato la propria parola.

Questo atteggiamento è tipico delle persone che, per evitare lo scontro diretto, esprimono la propria ostilità in altri modi, ad esempio comportandosi in modo da stimolare il senso di colpa negli altri. Esempi di comportamenti passivi-aggressivi sono ad esempio quelle mogli che, dopo aver detto che non c’è niente che non vada e che tutto è a posto, rifiutano l’intimità con il coniuge, oppure quelle persone che prendono un impegno e poi “dimenticano” qualcosa di molto importante. Si tratta anche qui di atteggiamenti subdoli che anche in questo caso mostrano una fondamentale incapacità di affrontare il conflitto e le proprie emozioni negative, avendo dunque la stessa radice degli altri comportamenti di tipo distruttivo.

Passive-aggressive behavior is the indirect expression of hostility, such as through procrastination, stubbornness, sullenness, or deliberate or repeated failure to accomplish requested tasks for which one is (often explicitly) responsible. – wikipedia

La maggior parte delle volte non è la “cattiveria” che spinge le persone a questi comportamenti, spesso non ne sono neppure pienamente consapevoli. Semplicemente non trovano altre soluzioni. Volendo puntare il dito il maggior responsabile è lo stato. Si tratta più di un gap educativo del sistema scolastico a cui tuttavia, ciascuno può porre rimedio per conto proprio. Nella stragrande maggioranza dei casi basta leggere.

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Esempi di comportamenti passivo aggressivi (tratto da wikihow)

  • Offrire supporto pubblicamente ma resistere, procrastinare o sabotare indirettamente la riuscita di incarichi sociali e lavorativi.
  • Accettare di fare qualcosa e non portare a termine niente o fingere di dimenticarsene.
  • Non rivolgere più la parola a qualcuno senza che questa persona ne conosca il motivo.
  • Compiacere le persone in pubblico, ma disprezzarle alle loro spalle.
  • Mancare di assertività per esprimere sentimenti e desideri, ma aspettarsi che gli altri li capiscano da soli.
  • Sovrapporre i commenti positivi con del sarcasmo acuto o con un linguaggio del corpo negativo.
  • Lamentarsi di non essere compresi o apprezzati dagli altri.
  • Essere imbronciati e litigiosi senza offrire idee costruttive.
  • Biasimare gli altri per tutto, senza assumersi responsabilità.
  • Criticare e disdegnare senza ragione le autorità quando si parla con i propri pari.
  • Rispondere all’autorità indesiderata con azioni segrete e disoneste.
  • Reprimere le emozioni per paura del conflitto, del fallimento o della delusione.
  • Esprimere invidia e risentimento nei confronti delle persone apparentemente più fortunate.
  • Dare voce a lamentele esagerate e persistenti riguardo alle proprie sventure.
  • Alternare tra disprezzo ostile e rimorso.
  • Prevedere risultati negativi prima ancora di iniziare a lavorare.

Il comportamento assertivo

Se il comportamento passivo consiste nel mettere gli altri prima di sé, e quello aggressivo nel mettere se stessi prima degli altri, il comportamento assertivo consiste nel conciliare queste necessità ponendo se stesso prima degli altri, ma con riguardo per le loro opinioni e i loro desideri. Di fronte a una situazione di conflitto, comportarsi in modo assertivo significa riconoscere e dare dignità ai propri sentimenti, ma cercando una soluzione senza umiliare inutilmente il proprio interlocutore.

Avere un comportamento assertivo implica prima di tutto avere stima e rispetto per se stessi, e considerare le proprie necessità e le proprie opinioni come importanti e degne di ascolto, ma pensare la stessa cosa anche delle opinioni altrui. Questo comportamento consiste dunque nell’affrontare i conflitti in maniera costruttiva, cercando una soluzione e riuscendo a esprimere il proprio disappunto in una maniera non offensiva nei confronti dell’altro.

Si tratta di imparare un vero e proprio nuovo modo di comunicare, sia dal punto di vista verbale sia da quello non verbale, aprendosi all’altro senza ansia e senza sentire la necessità di soffocare alcun punto di vista, né il proprio né quello dell’interlocutore.

Dal punto di vista non verbale, è necessario innanzitutto imparare l’empatia, aprendosi agli altri per considerarne il punto di vista; bisogna inoltre creare un parallelismo tra la comunicazione verbale e quella non verbale, evitando di dare con il linguaggio del corpo un messaggio diverso da quello che si dà con il linguaggio verbale. Bisogna poi imparare a utilizzare il linguaggio in maniera nuova, utilizzando i pronomi personali e i verbi per esprimere un giudizio non sulla persona, ma sul comportamento, e parafrasando le frasi altrui, ripetendole, per mostrare la nostra attenzione e la nostra comprensione. A tal riguardo è molto utile la lettura del libro di Dale Carnegie.

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Un esempio pratico

Ad esempio, supponiamo che un nostro collaboratore abbia dimenticato di fotocopiare un documento importante, necessario per lavorare a un progetto. L’atteggiamento passivo consisterà nel minimizzare e cercare di risolvere il problema senza fare pesare la situazione all’altro (“Non fa niente; ci penserò io”), l’atteggiamento aggressivo invece mirerà a sminuire l’interlocutore (“Non ti si può affidare niente!”), mentre l’atteggiamento passivo-aggressivo sarà in apparenza simile a quello passivo, ma facendo pesare all’interlocutore il proprio intervento, ad esempio sbuffando o lamentandosi del tempo perduto (non sempre però.. spesso si è passivi con delle persone e aggressive con altre).

In questa situazione, l’atteggiamento assertivo consisterà nel riconoscere la colpa della situazione in modo non umiliante, cercando una soluzione costruttiva (“Quel documento ci sarebbe stato utile. Vediamo se qualcuno può mandarcelo via fax”).

Qualsiasi sia l’atteggiamento distruttivo in atto, non è di certo possibile modificarlo in pochi giorni; la prima cosa da fare è dunque riconoscere i difetti del proprio comportamento, e adoperarsi coscientemente per modificarli, se necessario rivolgendosi a un professionista come uno psicoterapeuta.

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