Effetto giusto processo: perchè non ci basta sentirci “dare ragione”

Vedersi affibbiare il ruolo di chi ha torto certamente porta con sé umori contrastanti, che viaggiano tra la rabbia e lo sconforto: non veder riconosciute le proprie ragioni è indubbiamente molto frustrante; ma [strong]cosa succede quando ci si sente dire “Hai ragione!”?[/strong] A queste fatidiche parole l’animo dovrebbe essere appagato e fiero, ma spesso non è così, anzi, incomprensibilmente, delle volte è investito da una sensazione di vuoto: questo accade quando la mente umana, non riconoscendo la logica della sfida dialettica si sente comunque sconfitta.

Il capriccio e il peso dell’effetto giusto processo

Secondo le ultime ricerche, ben espresse dallo studio di un gruppo di psicologi dell’American Psychological Association, l’uomo – inteso come essere umano – valuta il giusto e l’ingiusto, non tanto in base alle sue convinzioni, quanto piuttosto in base alla lucidità ed alla chiarezza delle spiegazioni che gli vengono fornite. In qualità di essere pensante, l’uomo non ha bisogno di qualcuno che gli dia ragione per capriccio o per liberarsi in fretta di una scocciatura, bensì di sapere che il suo interlocutore ha compreso ed accettato il suo punto di vista.

La teoria dell’effetto “giusto processo” dice esattamente questo: per la mente umana non è importante aver ragione, quanto che una decisione sia stata raggiunta in maniera logica, legittima e chiara.

L’importanza dell'”effetto giusto processo”: nella vita, nel lavoro, nella società

Utilizzare il giusto processo nelle scelte che si compiono tutti i giorni è di importanza fondamentale da genitori, da manager di un’azienda, da amministratori di una nazione.
Nei rapporti interpersonali il “giusto processo” è indispensabile per far comprendere che le decisioni sono state prese perseguendo il bene dei propri cari; il giusto processo in casa è quello che devono mettere in atto i genitori, i quali imponendo le regole ai propri figli devono spiegarne le ragioni.

L’effetto giusto processo si rende ancor più irrinunciabile nei rapporti lavorativi: i manager o chi ha potere decisionale su un gruppo di individui anziché dettare le direttive senza dare chiarimenti, deve imparare a motivare i provvedimenti e magari affrontare il confronto, per raggiungere compromessi che fanno bene non solo alle persone ma anche all’economia.

Dalla comunità più piccola, quella familiare, l’effetto giusto processo è vitale nei rapporti fra istituzioni e cittadini: lasciare che i singoli individui colgano appieno le decisioni prese in nome del bene comune, spinge non solo alla loro accettazione ma anche a lavorare insieme verso un unico obbiettivo.

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