pensione integrativa
Francesca Limoni
Francesca Limoni

Guida alla pensione integrativa

Indice

Il tema delle pensioni continua ad agitare non poco la discussione politica e a preoccupare gli italiani. Il continuo deterioramento dei livelli previdenziali nel nostro Paese è stato clamorosamente esplicitato dall’operazione messa di recente in campo dall’ INPS, con l’invio delle ormai famigerate buste arancioni contenenti una previsione sul livello che potrebbe avere l’assegno pensionistico al momento dell’uscita dal lavoro dei diretti interessati. Una decisione, quella di Tito Boeri, che ha sollevato non poche preoccupazioni in particolare tra i più giovani, tanto da spingere qualche addetto ai lavori ad accusare il presidente dell’Istituto Nazionale Previdenza Sociale di voler creare allarme proprio per creare una sorta di psicosi in grado di favorire le pensioni integrative.
Va infatti ricordato che in Italia la seconda gamba del sistema pensionistico non è mai decollata realmente, nonostante rendimenti superiori a quelli offerti dal TFR. A frenare in maniera evidente il mercato della previdenza complementare è stato in particolare un mercato del lavoro sempre più soggetto ad una accentuata precarizzazione tale da rendere complicato poter pensare di aderire all’ipotesi di destinare ogni mese una cifra più o meno cospicua ad una pensione integrativa. Sono proprio gli economisti a spiegare come la previdenza complementare possa attirare soltanto in presenza di una sicurezza sul proprio destino lavorativo. Una sicurezza che in Italia, soprattutto dopo l’approvazione del Jobs Act, non esiste più. La riforma del mercato del lavoro, infatti, ha in pratica eliminato l’articolo 18 aprendo la strada alla fine del posto fisso. La differenza percentuale tra l’Europa e l’Italia in merito alla sottoscrizione di pensioni integrative continua a navigare intorno al 20% e potrebbe salire ulteriormente ove passasse un provvedimento tale da consentire il godimento della pensione integrativa anche all’estero, attualmente in discussione presso il Parlamento Europeo. Va infatti ricordato come le tasse sui trattamenti pensionistici in paesi come la Gran Bretagna e altri siano nettamente più bassi e potrebbero quindi spingere ad esempio gli italiani che lavorano a Londra a spostare il montante su cui valutare il trattamento all’estero proprio per non dover sottostare ad un regime fiscale che il governo Renzi ha addirittura portato dal 20 al 26% nel 2015.
Va specificato che non si tratta di una discussione astratta o di lana caprina, anzi. Basti pensare al proposito che nel corso del 2015 gli aderenti alla previdenza integrativa (fondi chiusi di categoria, fondi aperti e assicurazioni) in Italia sono stati 7,5 milioni e si sono assicurati un rendimento medio oscillante tra il 2,7 e il 3,7%, ovvero molto più dell’1,2% netto garantito dal Tfr lasciato in azienda e rivalutato. Il patrimonio accumulato dalle forme pensionistiche complementari si è attestato di conseguenza alla bella cifra di 138 miliardi di euro. Se da un lato va rilevato come l’Unione Europea provvederà sicuramente a procedere con i piedi di piombo sul tema dell’armonizzazione fiscale, in modo da non mettere a repentaglio la stabilità finanziaria degli Stati membri e che i fondi chiusi sono contrari alla portabilità, dall’altro occorre precisare che se il nostro Paese continuerà a tassare in maniera pesante la previdenza integrativa, i 138 miliardi in questione potrebbero trasferirsi in buona parte all’estero. Con un danno pesantissimo per la nostra economia, trattandosi di risorse finanziarie reimmesse in circolo per poter fruttare.
Si tratta insomma di una materia estremamente importante in quanto operante non solo sul destino di milioni di persone che fanno affidamento sulla previdenza complementare per poter avere un assegno pensionistico più consistente, ma anche sull’economia tricolore.
Proprio per questo motivo sarebbe il caso di cercare notizie ed articoli su http://www.infoassicurazionisulweb.it/fondi-pensione/la-pensione-integrativa.html, in grado di delineare in maniera più chiara una materia all’apparenza ostica, oltre a quelle riguardanti in generale un tema cruciale come quello pensionistico.

Vedi anche: TFR e come funziona

condividi articolo

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su print
Condividi su email