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Bianca Pesenti
Bianca Pesenti

TFR: Cos’è? Come si calcola? Tassazione e dipendenti privati

TFR, di cosa si tratta? Il significato letterale di questo termine indica un trattamento di fine rapporto, spesso chiamato anche liquidazione. In questo articolo parleremo, nello specifico, del significato del termine sul territorio nazionale proprio perchè il TFR può subire modifiche a seconda del paese di riferimento. In Italia, il trattamento di fine rapporto corrisponde a una porzione di retribuzione al lavoratore subordinato successiva alla cessazione del rapporto di lavoro. La liquidazione viene effettuata da parte del datore di lavoro, una volta che il lavoratore ha posto fine al suo rapporto con il privato oppure l’azienda. Il trattamento di fine rapporto nasce nel lontano 1927, proprio con l’obiettivo di fornire al lavoratore una cifra ponderata rispetto al lavoro svolto nel corso degli anni.

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Più nello specifico, il riferimento al TFR è compreso nel testo della Carta del Lavoro, che un tempo forniva le linee guida per l’economia della nuova Italia e del suo ordinamento corporativo. Infatti, nell’articolo 17, possiamo leggere: «Nelle imprese a lavoro continuo il lavoratore ha diritto, in caso di cessazione dei rapporti di lavoro per licenziamento senza sua colpa, ad una indennità proporzionata agli anni di servizio. Tale indennità è dovuta anche in caso di morte del lavoratore». Le cose da allora, come vedremo nei prossimi paragrafi, ha subito delle modifiche fino al Con il decreto legislativo del 5 dicembre 2005 n. 252. In questo modo, è stata emanata la nuova riforma della previdenza complementare. L’obiettivo è proprio quello di regolare la destinazione del TFR ai fondi pensione complementari, attraverso il meccanismo del silenzio-assenso.

Conoscere come funziona il trattamento di fine rapporto è molto importante, sia per chi assume che per il lavoratore stesso. All’interno di questo articolo vedremo che cos’è, come si calcola, la tassazione e le differenze per dipendenti privati e dipendenti pubblici.

TFR: Cos’è?

TFR, di cosa si tratta nello specifico? Abbiamo già accennato che si tratta, letteralmente, di un trattamento di fine rapporto che viene dato al lavoratore dopo la conclusione di un contratto di lavoro. Si definisce spesso anche anche liquidazione, è, per quanto riguarda la legislazione italiana, consiste in una porzione di retribuzione al lavoratore subordinato. Nello specifico, il TFR si riceve in differita rispetto alla fine del rapporto di lavoro, effettuata però da parte del datore di lavoro. Nato del lontano 1927, in realtà la legge n. 297 del 29 maggio 1982 ha modificato la disciplina precedente. In particolare, ha sostituito l’indennità di anzianità corrisposta a fine rapporto con il TFR a partire dal 1º giugno 1982.

D’altra parte, fino all’introduzione della legge n. 297/1982, il trattamento di fine rapporto, denominato “indennità di anzianità”, “indennità di servizio” o “liquidazione”, si calcolava di solito sulla base del prodotto dell’importo dell’ultima mensilità di retribuzione per il numero degli anni di servizio prestati. L’obiettivo è proprio quello di fornire al cittadino un compenso sulla base del servizio svolto nel corso degli anni. A garanzia del TFR, una norma prevista dal citato codice civile, troviamo la legge 297/1982, art. 2. Quest’ultima istituisce un Fondo di Garanzia nazionale al quale possono rivolgersi anche i lavoratori di imprese in stato di insolvenza o dichiarate fallite. Inoltre, affida la gestione del fondo all’INPS.

Come vedremo nei prossimi paragrafi, sia lavoratori del settore pubblico che dipendenti privati possono usufruire del trattamento di fine rapporto. Il TFR si eroga in tutti quei casi di cessazione del rapporto di lavoro, qualunque ne sia la ragione. Che si tratti di semplici dimissioni piuttosto che di un licenziamento individuale o collettivo, la liquidazione deve essere versata. Naturalmente la liquidazione è rivolta a dipendenti con un contratto valido nei termini previsti dalla legge, nello specifico, dopo il 31 dicembre 2000 con la nuova legislazione.

Vedi anche: Guida alla pensione integrativa

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TFR: Come si calcola?

Il calcolo del TFR come si effettua? Abbiamo già detto che il trattamento di fine rapporto corrisponde alla prestazione economica che compete al lavoratore subordinato all’atto della cessazione del rapporto di lavoro. La fine del rapporto di lavoro può avvenire per qualsiasi motivo, dal licenziamento, alle dimissioni o al raggiungimento dell’età della pensione. L’obiettivo della liquidazione è proprio quello di fornire una giusta ricompensa per il lavoro fatto nel corso degli anni al lavoratore. Naturalmente è importante capire come poterlo calcolare, tenendo conto di alcuni fattori che possono influenzare il valore della liquidazione.

Prima di tutto, la retribuzione base per il calcolo del trattamento di fine rapporto, salvo diversa previsione dei contratti collettivi,  si calcola a partire da tutti gli elementi retributivi con natura tipica, normale e ripetitiva nel rapporto di lavoro minimo contrattuale. Sono tutti fattori importanti da prendere in considerazione quando si parla di TFR. Questo comprende aumenti periodici di anzianità, superminimi, indennità di maneggio denaro, maggiorazione turni, straordinario fisso ripetitivo, premi presenza, valori convenzionali mensa, indennità per disagiata sede, importi forfettari, cottimo, provvigioni, premi e partecipazioni, prestazioni retributive in natura, altre somme riconosciute e corrisposte a titolo non occasionale, esclusi i rimborsi spese.

Il conteggio del TFR come avviene? Prima di tutto, è necessario sommare per ciascun anno di lavoro una quota pari all’importo della retribuzione, dovuta per l’anno stesso, divisa per il coefficiente 13,5. L’importo accumulato nel corso del tempo, eccetto quello dell’anno, si rivaluta al 31 dicembre di ogni anno. Dobbiamo anche prendere in considerazione un tasso fisso dell’1,5% più il 75% dell’aumento dell’indice Istat dei prezzi al consumo (inflazione) rilevato per l’anno precedente. Come approfondiremo nel prossimo paragrafo, l’importo del TFR calcolato viene definito lordo, questo perchè è stato maturato tenendo conto anche delle tasse dovute. Nello specifico, la liquidazione è soggetta ad una tassazione separata, senza cumularsi con le imposte sul reddito. Per questo, la somma totale, è soggetta a un particolare trattamento fiscale.

TFR: Tassazione

Per ciò che invece riguarda la tassazione, le linee guida per il TFR sono particolari. Di base, è importante sapere che il TFR è soggetto a una tassazione separata. Nel senso che non vengono cumulate le imposte sul reddito, di conseguenza la somma totale è soggetta a un trattamento fiscale differente. Il TUIR (Testo unico imposta sui redditi) si occupa di stabilire le linee guida relative alla liquidazione. Nello specifico, all’art.19, si stabiliscono le regole per ciò che riguarda le indennità percepite dopo l’1 aprile 2008. Come abbiamo già accennato all’inizio dell’articolo, il trattamento di fine rapporto ha subito numerose modifiche nel corso del tempo dunque la materia è stata frequentemente oggetto di cambiamenti.

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In altre parole, il TFR non è soggetto a contributi INPS ma a tassazione separata IRPEF. Ciò significa che l’importo del TFR non si deve aggiungere ai redditi da lavoro dipendente, autonomo o di altro tipo maturati nel corso dell’anno. La prima cosa da fare, per calcolare la tassazione del trattamento di fine rapporto, è definire il reddito di riferimento. Questo si costituisce da:

  • TFR maturato al 31 dicembre dell’anno precedente quello in cui viene corrisposto;
  • TFR maturato dal 1° gennaio fino alla data di fine del rapporto;
  • Eventuali anticipazioni erogate negli anni precedenti;
  • Importi versati alla previdenza complementare.

In questo modo abbiamo la possibilità di fare un calcolo reale relativo al corrispettivo dovuto al lavoratore. Il reddito ottenuto in questo modo deve essere diviso per gli anni  e le frazioni di anni di presenza in azienda, moltiplicando poi il risultato per 12. La stima ottenuta corrisponderà al TFR.

TFR: imposta lorda

Abbiamo già detto che il trattamento di fine rapporto non è soggetto ai soliti contributi INPS ma a una tassazione separata IRPEF. Per chi non lo sapesse, l’IRPEF o imposta sul reddito delle persone fisiche, nasce nel 1973 con la riforma tributaria . Sono soggette all’imposta le persone fisiche e in alcuni casi le società, che però la versano attraverso i soci. L’imposta lorda non costituisce l’imposta dovuta perchè bisogna prendere in considerazione le detrazioni dell’imposta. Più nello specifico, dall’imposta lorda è necessario sottrarre alcuni importi che corrispondono a tre categorie:

  • Detrazioni per carichi di famiglia, attribuiti a coloro che hanno familiari a proprio carico;
  • Detrazioni per oneri, ammesse nella misura del 19% per spese sanitarie, interessi passivi per mutui agrari, spese funebri, spese di istruzione, premi per assicurazioni sulla vita e interessi passivi per mutui ipotecari contratti per l’acquisto della prima casa. Non solo, anche spese per manutenzione e restauro di mobili di interesse storico artistico, spese veterinarie, spese per badanti e erogazioni liberali destinati a finalità meritevoli.
  • Detrazioni sostitutive delle spese di produzione. Queste riguardano chi ha redditi di lavoro dipendente e anche alcuni redditi assimilati. Inoltre questa detrazione riguarda i pensionati e chi ha redditi di lavoro autonomo o di impresa con un ammontare minimo.

Quando parliamo di liquidazione, è necessario calcolare l’imposta lorda sul reddito di riferimento. Per farlo si utilizzano i normali riferimento di reddito IRPEF:

  • Fino a 15.000 euro aliquota al 23%;
  • Da 15.000,01 a 28.000 euro aliquota al 27%;
  • A partire da 28.000,01 a 55.000 euro aliquota al 38%;
  • Da 55.000,01 a 75.000 euro aliquota al 41%;
  • Oltre 75.000 euro aliquota al 43%.

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Ma a cosa serve conoscere l’imposta quindi? Le imposte devono essere calcolate perchè sono trattenute dall’importo lordo del TFR corrisposto alla cessazione del rapporto. Questo, in altre parole, significa che influiranno sulla cifra corrispettiva che verrà riconosciuta al lavoratore una volta cessato il contratto di lavoro.

TFR per dipendenti privati

Ciò che spesso ci si chiede, parlando di trattamento di fine rapporto, è se esistono differenze tra dipendenti pubblici e dipendenti privati. Di base, il TFR conosciuto anche come buonuscita oppure liquidazione, viene riconosciuto soprattutto ai dipendenti pubblici, ma con tempistiche differenti rispetto ai privati. Per quanto riguarda il TFR dei privati, di solito non si paga in sede di conclusione del contratto di lavoro, ma secondo delle modalità stabilite dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro. Questo avviene proprio perchè questo Contratto disciplina la categoria lavorativa di appartenenza. Le tempistiche sono differenti, tra dipendenti pubblici e privati, ma non cambia più di molto.

Una cosa importante è il concetto di rivalutazione del trattamento di fine rapporto, sia per il settore pubblico che privato. A partire dall’anno 2001, non a caso, è stato deciso che la quota di TFR accantonata dal datore di lavoro debba essere rivalutata annualmente per un ammontare pari all’1,5%, più i 3/4 del tasso di inflazione rilevato dall’Istat. Questo dato è essenziale per definire la quota corrispettiva che si versa al lavoratore una volta concluso il contratto di lavoro, in entrambi i casi. Ciò che subisce una modifica sono proprio i tempi. Più nello specifico, i tempi di pagamento del trattamento di fine rapporto cambiano a seconda del settore.

Per esempio,  il CCNL Commercio e Artigianato, così come il CCNL Studi Professionali, stabilisce tempi di pagamento del TFR ben precisi. Nello specifico, si dice che la liquidazione non può superare il 45° giorno dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Nel CCNL Terziario, invece, si stabilisce che il TFR deve essere pagato entro 30 giorni dalla data di fine rapporto. Invece, quanto previsto dal TFR Turismo, obbliga il datore di lavoro a pagare la buonuscita contestualmente all’ultima busta paga, ossia a quella che fa riferimento al mese stesso in cui è avvenuta la cessazione dell’attività lavorativa.

Vedi anche: Naspi pagamento calendario

TFR per dipendenti pubblici

Per i dipendenti pubblici, d’altra parte, il trattamento di fine rapporto corrisponde sempre a una somma di denaro corrisposta al lavoratore nel momento in cui si conclude il rapporto di lavoro. L’importo è determinato dall’accantonamento, per ogni anno di lavoro o frazione di anno, di una quota pari al 6,91% della retribuzione annua e dalle relative rivalutazioni. In caso di frazione di anno, la quota è ridotta in maniera proporzionale e si calcola come mese intero la frazione di mese uguale o superiore a 15 giorni. Inoltre, dal 1° maggio 2014 la retribuzione annua lorda considerata come base del calcolo non può eccedere la soglia di 240mila euro.

Chi ha diritto al TFR quando parliamo di dipendenti pubblici? Hanno diritto al TFR i dipendenti pubblici assunti con:

  • contratto a tempo indeterminato dopo il 31 dicembre 2000, eccetto le categorie cosiddette “non contrattualizzate”;
  • un contratto a tempo determinato in corso o successivo al 30 maggio 2000 e della durata minima di 15 giorni continuativi nel mese;
  • contratto a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2000 e che aderisce a un fondo di previdenza complementare (il passaggio al TFR è automatico).

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La differenza principale, rispetto ai dipendenti privati, riguarda quelle che sono le tempistiche. Per i dipendenti pubblici, infatti, i tempi sono molto più lunghi per ciò che riguarda il pagamento del trattamento di fine rapporto. Naturalmente, in ogni caso, la legge e in particolare l’articolo 2120 del Codice Civile, stabilisce il diritto al TFR del dipendente privato, ma non parla dei tempi, né tantomeno dell’obbligo di corrisponderlo in un’unica soluzione. L’obiettivo è proprio quello di regolare anche i tempi, per evitare che il lavoratore possa aspettare troppo tempo priva di ricevere questo corrispettivo. Inoltre, è di qualche mese fa la circolare dell’INPS che stabilisce una nuova modalità telematica per dipendenti e datori di lavoro. Questo potrebbe velocizzare anche la richiesta di riscatto del TFR e del TFS, il cui pagamento riguarda anche i pensionati.

TFR: pagamento e liquidazione

Le modalità del pagamento della liquidazione seguono regole differenti, a seconda del settore per ciò che riguarda le tempistiche prima di tutto. Non solo, la cifra che viene versata al lavoratore segue modalità diverse anche a partire dal corrispettivo che rimane al lavoratore. Ai dipendenti che hanno terminato il servizio e hanno maturato i requisiti pensionistici a partire dal 1° gennaio 2014, il pagamento del  TFR è corrisposto in questo modo. Nello specifico, le linee guida sono contenute nell’articolo 1, comma 484, legge 27 dicembre 2013, n. 147):

  • in unica soluzione, se l’ammontare complessivo lordo è pari o inferiore a 50.000 euro;
  • in due rate annuali, se l’ammontare complessivo lordo è superiore a 50.000 euro e inferiore a 100.000 euro (la prima rata è pari a 50.000 euro e la seconda è pari all’importo residuo);
  • oppure in tre rate annuali, se l’ammontare complessivo lordo è superiore a 100.000 euro. In questo caso la prima e la seconda rata sono pari a 50.000 euro e la terza è pari alla importo residuo. La seconda e la terza somma saranno pagate rispettivamente dopo 12 e 24 mesi dalla decorrenza del diritto al pagamento della prima.

Il diritto al TFR è previsto sia per gli iscritti sia per i loro superstiti, dopo cinque anni dal momento in cui è sorto. Si può interrompere la prescrizione con idoneo atto interruttivo. Il TFR è corrisposto d’ufficio, dunque il lavoratore non deve fare alcuna domanda per ottenere la prestazione ma viene versata in automatico. Il modello TFR1 si compila a cura dell’ente o amministrazione di appartenenza. La somma che spetta può essere percepita tramite accredito, sia sul conto corrente bancario/postale o altra modalità di pagamento elettronico.

Vedi anche: Raccomandata market 689 665

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