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Sulla mia pelle, il film di Stefano Cucchi su Netflix, per sempre un must-watch

Sulla mia pelle, il film di Stefano Cucchi su Netflix
Sulla mia pelle, il film di Stefano Cucchi su Netflix

Dopo quanto tempo che si è negata la verità, è lecito farne un film?

“Sulla mia pelle” è un film del 2018 basato sulla vera storia di Stefano Cucchi, famosa in Italia per essere stato uno dei casi più eclatanti e rappresentanti dell’apice di abuso di potere a cui può arrivare la polizia.

Un caso, che rispetto ad altri, è stato portato avanti dalla resilienza della sorella, Ilaria Cucchi, che invece di accettare una sentenza fittizia, ha combattuto per un decennio per ottenere giustizia per il fratello.

Stefano è interpretato dal grandissimo attore Alessandro Borghi e la sorella da Jasmine Trinca. Questo capolavoro cinematografico non solo svela il lato oscuro del sistema legale italiano, le sue fallacie ed il modo in cui è facile scappare dalla ripercussione di possibili reati commessi, ma getta luce anche sugli eventi che hanno portato alla morte di Stefano nel 2009 e come questa sarebbe potuta essere stata evitata.

sulla mia pelle-comingsoon.it

Stefano Cucchi, un giovane uomo romano, aveva un futuro promettente davanti a sé. Seguendo le orme del padre, stava intraprendendo una carriera come geometra, dimostrando dedizione e ambizione. Oltre ai suoi obiettivi professionali, Cucchi era anche un pugile dilettante. Il 15 ottobre 2009, Stefano viene fermato da dei carabinieri mentre era in macchina con un amico e da quel momento in poi, il suo mondo prende una piega da incubo, poiché viene arrestato per il possesso di hashish, cocaina e un farmaco prescrittogli per l’epilessia.

Ciò che segue è una rappresentazione scioccante della brutalità della polizia che lascia Cucchi gravemente ferito prima ancora di affrontare il tribunale. La brutalità inflittagli è un crudele ricordo delle problematiche sistemiche radicate nel sistema di applicazione della legge. Nonostante il trattamento disumano, Cucchi rimane in silenzio riguardo agli abusi subiti. Il processo giudiziario, segnato dalla corruzione, aggrava ulteriormente la sua situazione.

Costretto a rimanere nella Regina Coeli, una nota prigione romana, il processo di Cucchi viene fissato un mese dopo, prolungando la sua agonia. La sua famiglia, disperata nel cercare di offrirgli sostegno e volerlo vedere, si scontra con tantissimi ostacoli messi in atto dal sistema giudiziario stesso, mostrando con chiarezza come si è cercato di nascondere il reato.

Il film intreccia con cura questi due temi principali: la lotta incessante della famiglia per vedere il proprio caro e i procedimenti che ostacolano la giustizia.

riprese-Barik5ive-Pexels.com

La straordinaria interpretazione di Alessandro Borghi aggiunge profondità al personaggio di Cucchi, catturando l’essenza della sua forza, del suo dolore e del tormento emotivo che subisce. La vivida rappresentazione degli eventi che portano alla morte di Cucchi suscita, poi, una immensa gamma di emozioni; dall’ira per l’ingiustizia all’empatia per la vittima e la sua famiglia in lutto. Quest’ultimo punto è forse la morale più importante del film, il non ridurre una persona intera ad un crimine commesso.

“Sulla mia pelle” va oltre i confini di una convenzionale narrazione dal genere “true-crime”, -sempre più in voga grazie ai tantissimi podcast e documentari presenti anche sullo stesso Netflix- perché affronta questioni sociali più ampie, spingendo gli spettatori a riflettere sulle lacune nel sistema legale e carcerario. La fotografia e la regia contribuiscono alla qualità immersiva del film, coinvolgendo il pubblico nella realtà sconvolgente affrontata da Cucchi e dalla sua famiglia. Molte riprese, infatti, sono girate a mano libera e sono lunghe, il che rende tutto più reale ed immersivo, dando la percezione che sia un punto di vista da prima persona presente ai fatti.

La grandezza di questo film è evidente anche dal successo che ha ottenuto. “Sulla mia pelle” ha vinto il David di Donatello del 2019 con Alessandro Borghi premiato come miglior attore, insieme al regista stesso, Alessio Cremonini, che è stato premiato come miglior regista esordiente. Inoltre, alla 75ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, il film ha anche consolidato un successo più internazionale grazie alla vittoria del Brian Award.

Alessandro Borghi-@alessandroborghipage

Tutti questi riconoscimenti confermano e sottolineano ulteriormente l’importanza del film e la sua capacità di catturare il pubblico su un piano sia emotivo quanto intellettuale, mettendo davanti alla realtà dei fatti, nella loro crudezza, un pubblico a cui non erano mai stati esposti i fatti in modo corretto e veritiero prima di all’ora. È interessante, in effetti, dare spazio alla riflessione che vede adesso accettabile parlare del caso di Stefano Cucchi e addirittura la creazione di un film sulla sua storia, quando per anni la verità è stata nascosta e protetta dalla legge, e chi ha combattuto per ottenere giustizia si è spesso imbattuto in guerre legali e, perfino, minacce di morte al di fuori del contesto legislativo. Se non ci fosse stata Ilaria Cucchi, forse non avremmo mai avuto questo film e Stefano sarebbe rimasto un nome come, purtroppo, troppi altri.

Con un cast eccezionale, una storia coinvolgente e un potente commento sociale, questo film non solo merita i suoi riconoscimenti, ma giustifica la sua presenza nella lista dei must-watch per chiunque cerchi un’esperienza cinematografica profonda, critica ed emozionante su Netflix Italia!

Scritto da Luca Petrone

Sono un giornalista pubblicista dal 2021 ed ho conseguito un MA in Journalism alla Birkbeck University di Londra. I miei interessi sono troppo vasti per essere riassunti in una descrizione, ma ogni cosa che faccio inizia dalla scrittura. Attualmente sono web writer ed ho collaborato con svariati siti e testate online. Il mio profilo LinkedIn.