xeloda Capecitabina
Francesca Limoni
Francesca Limoni

Capecitabina (Xeloda): Cos’è, Vantaggi, Effetti collaterali

Indice

Capecitabina, Cos’è?

La capecitabina è un medicinale citotossico. Permette, cioè, di debellare le cellule che si scindono, come quelle tumorali.
Viene assunto in compresse (e non iniettato come gli altri medicinali di questo tipo). L’organismo converte questo farmaco in 5-flourouracile (5-FU), ma, purtroppo, viene convertito più in cellule tumorali anziché in tessuti normali.
Questo profarmaco è chemioterapico: passa da una via di attivazione che segue un percorso di tre passaggi enzimatici, ed ha la capacità di inibire la sintesi del DNA, rallentando l’aumento della massa tumorale. Viene utilizzato per combattere il tumore alla mammella metastatico e il carcinoma del colon-retto metastatico.
Sul mercato farmaceutico si trova con il nome commerciale di Xeloda, della Roche, o come prodotto generico.

Studi effettuati

In generale le notizie sono positive. Infatti, gli studi confermano che i pazienti hanno a disposizione oggi, oltre ai trattamenti già utilizzati, anche il trattamento con capecitabina per debellare il carcinoma del colon-retto, malattia che purtroppo è la seconda causa di morte in Europa.
In particolare, ciò si evince dallo studio XELOXA, che è stato il più grande mai effettuato su pazienti non trattati in precedenza o sottoposti a intervento chirurgico per tumore del colon-retto. Il professore Hans-Joachim Schmoll, nonché coordinatore del trial e Direttore Dipartimento Oncologia Università di Halle-Germania: “Lo studio XELOXA,(…), ha dimostrato che la sopravvivenza libera da malattia a tre anni nei pazienti trattati con regime XELOX (capecitabina + oxaliplatino) è stata del 70,9%, superiore al braccio 5-FU/LV (66.5%).”
Quindi la capecitabina è una vera e propria chemioterapia target.

Il farmaco, infatti, dopo aver raggiunto l’interno delle cellule tumorali, si trasforma in fluorouracile ed aumenta la propria attività proprio all’interno delle cellule bersaglio. Adesso, chi purtroppo si trova a dover combattere con un tumore del colon del retto, ha a disposizione un armamentario terapeutico più vasto.Inoltre, fortunatamente, la combinazione capecitabina e oxaliplatino può essere somministrata, in tutta tranquillità, anche ai pazienti più anziani.

Come si somministra?

La capecitabina è un farmaco che va somministrato per bocca. Il trattamento prevede la combinazione di compresse da 500 mg e 150 mg. Quando va assunto, bisogna sempre accertarsi che la capsula che si prende sia quella giusta. Le capsule vanno assunti a intervalli di 12 ore, senza masticare, entro mezz’ora dalla fine del pasto consumato.

La durata del trattamento varia a seconda della patologia, ma solitamente le compresse di capecitabina si assumono per un certo numero di giorni seguita da un periodo di pausa senza terapia. E’ assolutamente importante e fondamentale seguire le istruzioni e assumere le compresse secondo prescrizione medica, nel caso si salti una dose, bisogna subito consultare il medico che saprà dire come fare per rimediare alla dimenticanza.

Vantaggi dell’uso della Capecitabina

Anche se il farmaco non aumenta la sopravvivenza dei pazienti, i suoi vantaggi sono:

  • risulta essere meglio tollerato rispetto al trattamento endovenoso;
  • consente al paziente di eseguire la terapia direttamente da casa propria, con risultati positivi sotto il profilo psicologico;
  • sono attivi e efficaci allo stesso modo di quelli presi per via endovenosa;
  • si possono prendere sia in monoterapia che in associazione;
  • è una terapia meno invasiva rispetto alle altre;
  • si trascorre meno tempo in Day Hospital;
  • effetti collaterali ridotti (ex non alopecizzanti).

Capecitabina, Possibili effetti collaterali

Gli effetti collaterali della capecitabina, come per gli altri farmaci chemioterapici, risulta variare da persona a person. Inoltre, gli effetti collaterali possono anche essere totalmente differenti se il farmaco contenete capecitabina è preso in combinazione con altri chemiotarapici.
In generale l’effetto collaterale più comune è l’astenia, quindi una sensazione diffusa di fatica, accompagnata da un minore appetito.
Tra gli effetti collaterali più comuni ci sono:

  • nausea e vomito, che possono insorgere da poche ore dal trattamento con capecitabina, a qualche giorno successivo alla somministrazione;
  • dolore e ulcere del cavo orale; per prevenire quest’effetto collaterale è importante bere molti liquidi;
  • diarrea, che si può manifestare sia in forma lieve, causando dalle 1-2 scariche al giorno, che in forma severa, causando dalle 4-6 scariche al giorno; in quest’ultimo caso bisogna, oltre che bere molto, contattare il proprio oncologo e ridurre o sospendere la terapia;
  • stitichezza e crampi addominali;
  • sindrome mani-piedi, caratterizzata dalla desquamazione delle estremità di mani e piedi, e dalla comparsa di dolorose vesciche, e può causare, in alcuni casi, la possibile cancellazioni delle impronte digitali.

Altri effetti collaterali meno comuni

Altri effetti collaterali, sicuramente meno comuni sono:

  • Caduta dei capelli: solitamente inizio dopo tre o quattro settimane dalla somministrazione della chemioterapia, ma in alcuni casi può avvenire prima. Possono cadere completamente oppure diradarsi, così anche per ciglia, sopracciglia e altri pesi sparsi per il corpo. Il fenomeno è temporaneo e una volta finite le cure, inizieranno a ricrescere.
  • Reazione allergiche: la capecitabina, come tutti i farmaci, può provocare reazioni allergiche, come prurito, eruzioni cutanee, brividi, caldo, rossore localizzato, vertigini, cefalea, ansia, manca di respiro, minzione frequente. Questi disturbi possono presentarsi in forma lieve o grave, in ogni caso hanno bisogno di un trattamento specifico.
  • Temporanea riduzione della produzione di cellule ematiche dal midollo osseo: una diminuzione dei globuli rossi provoca anche quella dell’emoglobina e quindi l’anemia, che si avverte con una sensazione di spossatezza.

La diminuzione di globuli bianchi fa si che l’organismo sia esposto più facilmente ad infezioni, tra i sintomi vi è la febbre e i brividi. La diminuzione delle piastrine provoca ecchimosi, ovvero, emorragie e lividi.

La riduzione della funzionalità del midollo osseo si può manifestare dopo sette giorni dalla somministrazione del farmaco, arrivando a toccare i valori mini dopo 14 giorni dopo la chemioterapia.

Per questo motivo, il conteggio delle cellule ematiche risale costantemente e torna alla normalità dopo circa 28 giorni.

Il conteggio diminuisce in funzione del tipo di chemioterapico utilizzato e dei farmaci associati, se la chemioterapia prevede più farmaci, è più probabile di andare incontro a una diminuzione.

Nel caso in cui l’oncologo noti una netta diminuzione del conteggio delle cellule ematiche, potrebbe decidere di rinviare la somministrazione di qualche giorno in modo da permette al midollo osseo di recuperare.

Conclusioni sulla capecitabina

Rispetto a quanto suddetto, in generale, l’uso della capectitabina, è oggi, uno strumento in più per combattere e debellare le cellule tumorali.
In particolare è una terapia efficace e migliore, rispetto alle altre, per i pazienti sottoposti a chirurgia per carcinoma del colon di stadio III e per il trattamento del tumore del colon rettale metastatico, poiché, lo stesso comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) ha detto che i benefici di questo farmaco sono superiori ai suoi rischi.

Ricordiamo che la capecitabina può modificare l’azione di alcuni farmaci anticoagulanti che servono per rendere il sangue più fluido, per cui se si sta seguendo questo tipo di terapia è bene informare l’oncologo che potrebbe decidere di fare alcune verifiche.

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