Tumore al seno: il mix di due farmaci noti porta risultati in 11 giorni

Cancro al seno HER2

Le mammelle sono organi di natura ghiandolare presenti nei soggetti di sesso femminile dei mammiferi in cui hanno la funzione di secernere il latte. Sono identificati come rilievi cutanei pari e disposti in modo simmetrico nella zona antero-superiore del torace.

Il tumore al seno è una condizione patologica comune che colpisce una donna su otto. Date le alte percentuali si tratta del tumore che si presenta con maggiore frequenza negli organismi di sesso femminile tanto che il suo tasso d’incidenza si aggira attorno al 30%.
Purtroppo la mortalità è abbastanza alta tanto che rappresenta la causa principali di decessi di tipo oncologico nelle donne.

Una delle forme di questo cancro viene definita, nella terminologia medica, con il termine HER2 positivo (terminologia che deriva dal nome della proteina che maggiormente risulta essere coinvolta).
Questo risulta essere molto aggressivo e le cure che al momento sono disponibili riguardano per lo più la terapia chirurgica (praticando un intervento) oppure la chemioterapia.

Farmaci antitumorali in associazione: la nuova strada da percorrere

Diversi gruppi di ricerca si stavano occupando di uno studio in merito agli effetti dei farmaci che venivano somministrati nell’arco di tempo che si sviluppa tra la diagnosi e l’operazione chirurgica di rimozione.
L’osservazione era focalizzata soprattutto sull’aspetto farmacodinamico che andava a riflettersi in una variazione quasi repentina della massa tumorale.

Questa sperimentazione è stata ad opera di uno staff di medici anglosassoni che hanno ufficializzato e presentato la loro ricerca in Olanda, ad Amsterdam, durante un Convegno europeo (l’Europan Breast Cancer Conference) dedicato proprio a questo tema così attuale e delicato.

I risultati sorprendenti che si sono presentati sono dovuti alla combinazione di due farmaci (trastuzumab e lapatinib) che, combinati a determinate dosi lavorano in sinergia e si dimostrano in grado di eliminare del tutto la massa tumorale o diminuirla in modo sensibile in poco più di dieci giorni (precisamente undici).
Questi due farmaci sono conosciuti ed apprezzati da molto tempo nel campo dell’oncologia ma una loro possibile associazione rappresentava un’ipotesi che non era mai stata presa in considerazione.

Prendendo in considerazione entrambe queste sostanze è possibile andare a vedere quali sono i loro effetti quando vengono utilizzati come singolo trattamento.
Il trastuzumab è un anticorpo monoclonale umanizzato conosciuto con il suo nome commerciale Herceptin. Questo, da un punto di vista farmacodinamico (meccanismo d’azione ed effetti esercitati a carico del sistema vivente), va ad agire sulla superficie delle cellule tumorali.
E’ un farmaco che viene utilizzato sia in monoterapia che in politerapia (come nel caso di questo importante studio) o affiancato al paditaxel. La via di somministrazione che viene utilizzata è quella endovenosa (in flebo della durata di un’ora e mezza). La dose corrisponde a 4mg/kg di peso corporeo. Il suo utilizzo è necessario fino a quando non è stato dichiarato lo stato di guarigione completa dimezzando il dosaggio sopracitato in flebo che, questa volta, avranno una durata di circa mez’ora, da fare a cadenza settimanale.

Il lapatinib è un doppio inibitore della tirosin chinasi che, diversamente dal caso precedente, va ad intervenire nell’ambiente intracellulare delle cellule cancerose andando ad inibire le proteine HER2 (principale responsabile della tipologia di cancro riportata nello studio). La via di somministrazione impiegata è la via orale in quanto si trova formulato in tavolette. La sua assunzione deve essere quotidiana per un periodo che va da ventiquattro ore a tre settimane.

Gli studi in merito sono recenti per cui ora si stanno proseguendo valutando la possibilità che possano venire a verificarsi delle recidive.

Risultati

Il mix di farmaci è stato somministrato ad un numero modesto di pazienti in attesa dell’intervento chirurgico che presentavano un quantitativo di massa tumorale pari a 1-3 centimetri.
I risultati hanno fatto scalpore e sono a dir poco sorprendenti in quanto una percentuale pari a 11 pazienti su cento ha visto regredire in modo completo il tumore mentre 17 persone su cento presentavano una massa tumorale che si era ridotta fino a diventare di dimensioni uguali od inferiori a 5 millimetri.

Questi dati, a dir poco incoraggianti, fanno sperare nella non necessità di ricorrere alla chemioterapia; trattamento che porta con sè una grande quantità di effetti collaterali oltre che uno stato molto debilitante dal punto di vista fisico.

Altri farmaci antitumorali

Oltre a questo studio che ha gettato una base per le ricerche future sono disponibili, attualmente, altre classi di sostanze che possono tornare molto utili nella lotta contro il tumore al seno.
Questi vengono scelti a seconda del caso personale della paziente adattandone, di conseguenza, anche la posologia.

Il tamoxifene viene utilizzato per la sua proprietà di ridurre l’accrescimento della massa del tumore. Questo avviene a carico dei carcinomi estrogeno dipendenti bloccando gli effetti di questi ormoni che altrimenti avrebbero un ruolo chiave nella sopravvivenza e nella crescita di queste cellule non fisiologiche.
Un altro composto da tenere in considerazione è exemestane; questo (come l’anastrozolo) è un’inibitore dell’aromatasi (enzima responsabile della conversione del testosterone in estradiolo) e viene utilizzato nelle donne che si trovano in uno stato di post-menopausa e che sono già state trattate con tamoxifene.

Vedi anche: come rassodare il seno in modo naturale

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