Radioterapia: interna, esterna, radicale, preoperatoria e confronto chemioterapia

Tipologie di radioterapia utilizzate

La radioterapia si propone come una terapia antitumorale dai diversi obiettivi; questi variano non solo in base al tipo di tumore ma anche e soprattutto a seconda delle condizioni cliniche in cui si trova il singolo paziente.
Tra le varie tipologie di radioterapia utilizzate alcuni esempi sono rappresentati da: radioterapia radicale (si propone di eliminare completamente la massa tumorale), radioterapia palliativa (ha lo scopo di alleviare alcuni sintomi), radioterapia preoperatoria (riduce le dimensioni della massa tumorale al fine di facilitare l’intervento chirurgico) e radioterapia postoperatoria (vuole eliminare i possibili residui di tumore).

Durata del trattamento

La durata del trattamento è soggetta a diverse variabili che dipendono sia dalla condizione in cui si trova il paziente che dalla patologia ma solitamente questo occupa da pochi giorni a qualche settimana. E’ prassi comune fare una seduta (la durata media va dai dieci ai trenta minuti) al giorno tenendo una pausa il sabato e la domenica; questa sosta sarà importante per dare tempo alle cellule sane colpite di poter avviare i processi di autoriparazione.

Radioterapia esterna ed interna

Oltre alla durata delle sedute, e a quanto queste possono essere protratte nel tempo, per differenziare le diverse tipologie di radioterapia viene preso in considerazione anche il tipo di somministrazione.
Questa, infatti, può essere:
-esterna: la fonte dei raggi è all’esterno del corpo, non causa dolore al paziente e si effettua ambulatorialmente;
-interna: viene fatta attraverso l’ausilio di sonde di metallo radioattive (o di un liquido che può essere somministrato oralmente oppure iniettato in vena) posizionate all’interno della massa tumorale o nelle sue immediate prossimità. A differenza del caso precedente il paziente può essere ricoverato per un breve periodo di tempo.

Chemioterapia: vie di somministrazione e meccanismo d’azione dei chemioterapici

La chemioterapia ha il compito di andare a distruggere le cellule tumorali attraverso la somministrazione di farmaci che vengono denominati chemioterapici.
Questa tipologia di trattamento può agire a livello sistemico oppure regionale ed interessare quindi, per lo più, la zona colpita da tumore.
Le vie di somministrazione di questi farmaci sono tra le più svariate ma, senza ombra di dubbio, vanno ricordate la via orale (attraverso preparazioni in compresse) e le vie endovenosa ed intramuscolare.
La maggior parte dei farmaci impiegati presentano lo stesso meccanismo d’azione per cui vanno ad interferire, con dinamiche differenti, con la sintesi del DNA. Di conseguenza le cellule perdono la loro capacità di andarsi a moltiplicare e di crescere (caratteristiche incontrollabili nelle cellule tumorali). Questi, pertanto, possono andare ad interessare anche cellule non tumorali che hanno la capacità di dividersi in modo rapido come le cellule del sangue, quelle dei follicoli piliferi e quelle che rivestono l’apparato digerente.
Per questo i chemioterapici portano molto spesso agli effetti collaterali successivamente descritti.
L’obiettivo, esattamente come era quello della radioterapia, è quello di andare ad eliminare la malattia o di ridurre la massa tumorale, prolungare la speranza di sopravvivenza ritardando la progressione o ridurre gli effetti collaterali portati dal tumore.

Durata del trattamento e quando è consigliata o non è possibile usarla

La durata del trattamento varia molto a seconda delle diverse situazioni ed il chemioterapico viene somministrato a cadenza variabile ambulatorialmente (l’operazione richiede da pochi minuti ad alcune ore). Solitamente si segue il trattamento a cicli per 12-24 settimane.
Non è possibile utilizzare questa tecnica quando la massa tumorale è troppo piccola e non ha colpito i linfonodi (il tumore al cervello reagisce meglio, ad esempio, alla radioterapia) mentre è ottima per preparare l’organismo ad un trapianto di midollo osseo o di cellule staminali (leucemie) oppure dopo un intervento chirurgico come terapia adiuvante. E’ nota anche la sua utilità come neoadiuvante al fine ridurre la massa e rendere più semplice la successiva operazione chirurgica.
La radioterapia viene usata per le forme tumorali sensibili ai raggi, per lo più: testa-collo, cervello, prostata e seno. A differenza della chemioterapia arriva alla meta con maggiore facilità.
In alcune tipologie di tumore, come quella al retto, ano ed esofago può essere utile fare un’associazione nella speranza di non dover fare un intervento chirurgico aggressivo.

Effetti collaterali

Quando un paziente è sottoposto a chemioterapia solitamente manifesta degli effetti collaterali in quanto i farmaci somministrati attaccano anche una parte delle cellule sane.
Questi sono comuni e solitamente comprendono: emesi, spossatezza, ulcere, inappetenza, caduta dei capelli e disturbi al tratto gastro intestinale (diarrea e stipsi). Alcuni di questi sono comuni anche alla radioterapia, tra questi: stanchezza, arrossamenti ed irritazioni cutanee, caduta dei capelli ed inappetenza.
Per entrambi i trattamenti citati la durata degli effetti collaterali solitamente è di qualche settimana (periodo contato a partire dal termine dell’ultima seduta).
Ci sono effetti collaterali che sono a maggior durata e sono quelli che colpiscono alcuni organi come quelli del sistema riproduttore, il cuore, i reni o il fegato (i danni possono essere, in alcuni casi, anche permanenti).

Meglio radioterapia o chemioterapia?

Non esiste un trattamento migliore dell’altro per cui per scegliere quali delle due usare o, se eventualmente pensare ad un’associazione, il medico oncologo valuterà caso per caso tenendo in considerazione: tipo di neoplasia, sede della massa tumorale, condizioni del paziente e gravità della situazione. Un’alternativa a queste tecniche è data dalla Protonterapia.

Trattamento dei tumori al cervello

Il trattamento dei tumori che colpiscono questa area così delicata risulta molto complesso in quanto nelle loro prossimità si trovano tessuti e strutture molto sensibili come nervi cranici e tessuto cerebrale oppure apparati come quello visivo ed uditivo.
In caso la terapia portasse ad un danno in una di queste zone la qualità di vita del paziente sarebbe destinata a peggiorare o si potrebbe provocare la morte del soggetto trattato.
Neli ultimi anni si sono continuati a fare studi che hanno portato al miglioramento della radioterapia in modo che la dose sia indirizzata sempre con maggior precisione unicamente al bersaglio senza andare ad attaccare i tessuti sani circostanti. Per questi motivi ad oggi la radioterapia risulta una delle tecniche preferenziali per questa tipologia di tumore.

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