Nuovo algoritmo in risonanza magnetica per la diagnosi di tumore al seno

Grazie ad un nuovo algoritmo informatico messo a punto dal German Cancer Research Center di Heidelberg si potranno distinguere i noduli al seno maligni da quelli benigni durante la risonanza magnetica, senza sottoporre la paziente a biopsia. Si tratta di un modello radiomico applicato alla risonanza magnetica per immagini, attualmente la metodica più affidabile per comprendere la microstruttura del tessuto mammario e quindi stabilirne le caratteristiche di malignità o di benignità. Mentre sino ad oggi la risonanzarisonanza magnetica tumore seno magnetica lasciava dubbi su quale fosse la natura del nodulo, rendendo necessarie procedure invasive e fonte di ansia come la biopsia, questo nuovo algoritmo sarebbe in grado di elaborare le immagini in un modo totalmente nuovo e caratterizzato da sensibilità elevatissima.

Risonanza magnetica per tumore al seno

Il modello radiomico, utilissimo per le indagini sul tumore al seno, è stato sviluppato dal team di ricerca del dottor Sebastian Bickelhaupt del German Cancer Researh Center ed è stato applicato ai risultati ottenuti dalla DWI (Diffusion Weighted Imaging, un parametro che è possibile ricavare dalla risonanza magnetica e che misura la quantità di acqua nei tessuti) di 95 pazienti. Il modello è stato poi validato su altre 127 pazienti non ancora sottoposte a biopsia, i cui noduli erano sospettati di essere maligni, con risultati sorprendenti: l’algoritmo, che combina i dati derivanti da più di 3500 caratteristiche rilevate dalla RM, ha permesso di ridurre i risultati falsi positivi da 66 a 20, con una specificità del 70% e una sensibilità del 98%.

La specificità è la capacità di un metodo di distinguere correttamente i sani, mentre la sensibilità è la capacità di identificare correttamente gli ammalati.
Un test con alta specificità abbassa la probabilità di avere falsi positivi (cioè soggetti sani identificati come malati). Un test con alta sensibilità invece abbassa il rischio di falsi negativi, ovvero di identificare come sane persone che in realtà sono malate.

Attualmente le donne a cui viene rilevato un nodulo al seno durante la mammografia o per autopalpazione vengono sottoposte alla risonanza magnetica ed in seguito, se il risultato è dubbio (ovvero nella maggioranza dei casi) si sottopongono alla biopsia, un’opzione invasiva che permette al medico anatomo-patologo di osservare una porzione di tessuto per fare una diagnosi certa. Ogni anno sono quasi 35 mila le donne che necessitano di biopsia al seno, ma un nodulo maligno è stato effettivamente rilevato solo nella metà dei casi. Infatti, la mammografia e la risonanza magnetica sono metodiche che forniscono risultati di complessa interpretazione e che spesso richiedono l’iniezione di mezzi di contrasto – molto utilizzato il gadolinio – che comunque non evitano alla donna di sottoporsi a biopsia.

Nuovo algoritmo per una diagnosi precoce

In particolare questo algoritmo informatico – attualmente in fase di test – permetterà di visualizzare con elevata precisione i cambiamenti in atto nel tessuto del nodulo, quindi di discriminare tra benigno e maligno nei noduli considerati sospetti ed infine aiuterà a caratterizzare le lesioni prima che ci sia la necessità di eseguire una biopsia. Ciò permetterà di ampliare gli strumenti diagnostici utilizzati dai radiologi e tutto ciò senza utilizzare radiazioni e mezzi di contrasto. Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Radiology.

L’informatico Paul Jager, che ha collaborato all’implementazione del nuovo metodo diagnostico informatico, ritiene che questo approccio possa portare ad una minore dipendenza dei risultati dall’osservazione da parte del singolo, la cui esperienza potrebbe influenzare la decisione finale. L’obiettivo – oltre a standardizzare la metodica – è quello di fornire una visione non invasiva del nodulo mammario scoprendo precocemente eventuali modificazioni nell’architettura tissutale, tipiche di un tumore maligno. Attualmente è piuttosto prematuro pensare di vedere a breve questo approccio negli ospedali, considerato anche il costo della risonanza magnetica; tuttavia bisogna considerare che in ogni caso questi nuovi protocolli non possono sostituire o prescindere dalle procedure standard raccomandate dalle linee guida.

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