Ilenia Zelin
Ilenia Zelin

Tumori: nuovo metodo non invasivo uccide cellule malate (nitrobenzaldeide)

Indice

La ricerca di nuove strategie terapeutiche, per quanto riguarda la lotta contro il cancro, sembra aver portato, recentemente, a nuovi risultati (nitrobenzaldeide). Un metodo del tutto particolare ed innovativo, infatti, è stato brevettato. Si tratta di una scoperta che è stata sviluppata da Matthew Gdovin, un professore che fa parte dello staff della Universitty of Texas di San Antonio, negli Stati Uniti.

Il progetto ha portato ad un risultato molto promettente in quanto sembra far innescare l’apoptosi a 95 cellule tumorali su 100 in un tempo pari a sole due ore.

Cancro al seno triplo negativo

Il cancro al seno (vedi anche: Doxorubicina e nanoparticelle contro il cancro al seno e Tumore al seno: il mix di due farmaci noti porta risultati in 11 giorni) è tra le forme più diffuse di tumori nei soggetti di sesso femminile ma, fortunatamente, grazie alle numerose ricerche, alla prevenzione ed ai continui progressi si è portata la probabilità di guarigione al 98%. Purtroppo però tutti i casi non sono uguali e le variazioni di risposta sono da ricercarsi nelle diverse caratteristiche delle cellule coinvolte (soprattutto dal punto di vista genetico e molecolare).

Nel cosidetto tumore al seno triplo negativo le speranze di guarigione sono di molto ridotte per via della difficile capacità nella gestione della cura anche se ci si trova davanti ad un caso di tumore che è stato diagnosticato nelle fasi iniziali. Purtroppo questo accade perchè, anche durante i primi stadi, le cellule possono essere staccate dalla massa tumorale originaria e passare al circolo sistemico. Da qui attraversano nuovamente la membrana dei vasi e vanno a dar luogo a differenti metastasi (in particolar modo le più temute sono quelle che si sviluppano a livello dei polmoni e del fegato) che vanno a rendere così temibili i tumori maligni.

La definizione di “triplo negativo” riguarda quella che è la peculiarità, al confronto di altri tumori mammari, di questa tipologia di cancro. Le cellule di natura maligna non presentano, in questo caso, sulla loro superficie la proteina HER2 (recettore 2 per il fattore di crescita epidermico umano), i recettori leganti gli estrogeni e quelli per i progestinici. Questi tre elementi rappresentano il principale bersaglio dei vari protocolli terapeutici dunque la loro assenza mette in difficoltà il personale medico nella scelta della strategia d’intervento più opportuna da adottare e rappresenta la causa principale della mancata od inefficace risposta ai farmaci antitumorali.

Meccanismo d’intervento

Questa nuovissima tecnica prevede l’utilizzo della nitrobenzaldeide. Si tratta di una sostanza di natura chimica del tipo delle aldeidi aromatiche che viene iniettata in prossimità della sede del tumore. A seguito di questa operazione viene esposto il tessuto coinvolto ad un fascio di luce ultravioletto allo scopo di rendere le varie cellule acide nella loro porzione interna. Questo cambio di pH porta le cellule ad innescare il processo di apoptosi (tanto apprezzato in tutti i casi in cui si ha a che fare con un tumore in quanto l’obiettivo della maggior parte degli interventi terapeutici mira a provocare la morte delle cellule malate).

Dopo alcuni studi in laboratorio sembra essere stato dimostrato che è possibile bloccare la crescita della massa tumorale ed è stato evidenziato il raddoppiamento delle possibilità di sopravvivenza su campioni di specie di roditori (in particolar modo dei topi).

Vantaggi dell’utilizzo della nitrobenzaldeide

Questa tecnica innovativa potrebbe essere d’aiuto ad una grande quantità di pazienti e riguarda, in particolar modo, tutti quei casi che non risultano operabili o in cui un intervento chirurgico non ha un rapporto favorevole benefici/rischi.

Altri casi in cui può tornare utile riguardano tutti i soggetti definibili deboli, come i bambini o gli anziani in quanto, con questa tecnica sperimentale possono essere limitati molti effetti collaterali tipici dei chemioterapici.

Questo è possibile grazie alla particolare formulazione messa appunto da  Gdovin che utilizza le nanoparticelle. Il vantaggio di questa forma è quella di avere un’azione selettiva nei confronti delle cellule malate a differenza dei classici farmaci chemioterapici che possono andare a colpire anche cellule sane andando a causare diversi effetti collaterali più o meno tollerati che possono andare a compromettere, talvolta, l’adesione alla terapia.

A seguito delle varie sperimentazioni sono stati messe appunto le nanoparticelle che una volta che vengono iniettate all’interno dell’organismo sono in grado di andare a riconoscere le varie metastasi che si sono andate a  formare.

Questa vengono successivamente attivate da una luce ultravioletta che ha una lunghezza d’onda in grado di attraversare lo strato cutaneo, il muscolo ed, addirittura, il tessuto osseo.

Generalità sul nuovo farmaco

Il nuovo nanofarmaco (iNPG-pDox) sembra essere in grado di far guarire completamente le metastasi (sia polmonari che nel tessuto epatico) negli animali portando a guarigione il 50% del campione di topi osservati. Questo risultato, per quanto non possa sembrare eclatante risulta invece molto importante se si considera il fatto che, fino ad ora, non sono disponibili strategie terapeutiche soddisfacenti allo scopo di contrastare i tumori che si manifestano accompagnati da metastasi.

Lo scopo dei ricercatori è quello di tenere in considerazione il 2017 come data ufficiale per cominciare a testare questo nuovo protocollo anche su campioni di esseri umani con malattia conclamata in modo di andare a curare i tumori metastatici che, molto spesso, sono i veri e propri responsabili della mortalità di questa tipologia di patologie.

Nuove speranze per il tumore al seno triplo negativo

Come abbiamo detto precedentemente, nei casi di tumore al seno triplo negativo, sulla superficie delle cellule malate non è presente nessuno dei tre classici bersagli a cui solitamente sono mirati i chemioterapici. Proprio per questo motivo si stanno cercando di sviluppare nuove strategie d’intervento anche in Italia.

Un esempio riguarda la ricerca svolta da un team dell’Istituto nazionali tumori di Milano in cui è stato sperimentato YM155, una molecola che ha la capacità di andare ad inibire la proteina survivina che altrimenti andrebbe andare a mettere un freno al meccanismo di apoptosi (definita anche morte programmata)

YM155 è stata testata in co-somministrazione con TRAIL che aveva la proprietà di innescare processi apoptotici creando così una combinazione di molecole che risultava essere particolarmente tossica nei confronti delle cellule tumorali e dando risultati che fanno sperare in un aumento delle possibilità di guarigione nei confronti di una malattia che, attualmente, risulta difficile da curare.

 

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