Vitamina D: cos’è, a cosa serve e dove si trova

La vitamina D è una vitamina liposolubile presente in natura 5 forme (da D1 a D5) delle quali solo D2 (ergocalciferolo) e D3 (calciferolo) sono utilizzate nell’organismo umano. Mentre la vitamina D2 è di origine vegetale e può essere assunta solo per via alimentare, la vitamina D3 (che è fino a 100 volte più potente della D2) può anche essere prodotta dall’organismo attraverso una serie di complesse reazioni chimiche che coinvolgono la luce solare, il fegato ed i reni. Altre vitamine liposolubili sono la vitamina E, vitamina A, e vitamina K.

L’80% della vitamina D necessaria al fabbisogno giornaliero viene prodotta a partire da precursori steroidei (la pro-vitamina deidrocolesterolo) ed attivata a livello cutaneo, grazie all’azione dei raggi UV; nella stagione estiva infatti sono sufficienti 30 minuti di esposizione settimanale (anche solo parziale) al sole, senza crema solare, per produrre sufficiente vitamina D da evitare la carenza. La vitamina D viene anche immagazzinata nel tessuto adiposo come riserva da utilizzare in inverno. Una volta attivato a livello cutaneo, il calciferolo viene assorbito dalle cellule intestinali insieme alle micelle lipidiche e viene trasportato in circolo.

Vitamina D: a cosa serve

Ma a che cosa serve la vitamina D? Innanzitutto questa vitamina possiede alcune particolarità: viene considerata quasi un ormone, sia per la sua struttura chimica, sia perché è sintetizzata dal corpo umano ed agisce su organi bersaglio; inoltre non viene immagazzinata nel fegato come altre vitamine, ma nel tessuto adiposo. La vitamina D è essenziale per numerosi processi metabolici e si ritiene che la sua carenza sia responsabile o co-responsabile di alcune malattie croniche.

  • regola l’assorbimento del calcio nell’intestino
  • è responsabile del riassorbimento dei minerali calcio e fosforo nei tubuli renali
  • controlla la deposizione di matrice minerale nel tessuto osseo
  • a livello cutaneo previene psoriasi e dermatite atopica
  • stimola la produzione degli ormoni del benessere (endorfine, serotonina, dopamina)
  • migliora la funzionalità insulinica prevenendo il diabete di tipo II
  • attenua la sensazione di fame grazie alla produzione di leptina
  • diminuisce la concentrazione di citochine pro-infiammatorie
  • migliora il tono muscolare
  • previene il rischio di sviluppare malattie neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson)
  • stimola il sistema immunitario
  • previene le malattie autoimmuni
  • controlla la pressione arteriosa

Considerata la grande varietà di funzioni e di benefici presentati dalla vitamina D, una sua carenza – oppure un sovradosaggio – può portare a patologie in primis a livello osseo, ma anche a livello dermatologico, neurologico, muscolare, metabolico ed infiammatorio.

Vitamina D e osteoporosi

Da molto tempo è noto il rapporto tra la matrice ossea e la vitamina D, in particolare da quando sono stati messi in luce i gravi effetti della mancanza di luce solare sullo scheletro dei bambini (rachitismo infantile). Nell’adulto, la carenza di vitamina D porta ad un quadro di osteomalacia con osteoporosi, fragilità ossea e rischio di fratture. Solo recentemente è stata osservata la stessa cosa negli anziani, ma non a causa di scarsa esposizione alla luce solare quanto piuttosto ad una diminuita produzione di vitamina da parte della cute, principalmente dovuta all’età.

L’ipovitaminosi D (carenza di vitamina D) ha effetti devastanti a livello scheletrico.

  • Promuovendo il riassorbimento del calcio nei reni ed a livello intestinale
  • favorendo la fissazione del calcio e svolgendo funzioni endocrine e paracrine
  • la vitamina D stimola direttamente la produzione di matrice ossea (calcio, fosforo e magnesio)
  • riduce l’azione del paratormone a livello diretto ed indiretto (il paratormone ha azione disgregante sulla matrice ossea).

La carenza di vitamina D quindi si ripercuote negativamente sul riassorbimento del calcio e promuove l’attività delle cellule che erodono la matrice ossea (osteoclasti).

I risultati di questi meccanismi dovuti alla carenza di vitamina D sono alta incidenza di carie, caduta dei denti, riduzione della densità ossea, osteoporosi, fragilità intrinseca e maggiore predisposizione alle fratture.

Vitamina D e sistema immunitario

La vitamina D è in grado di regolare fortemente il sistema immunitario stimolando la risposta verso i patogeni e prevenendo condizioni patologiche (raffreddore, influenza, polmonite). Per questo motivo nella stagione invernale è consigliato un supplemento di vitamina D. Questa vitamina inoltre modula la risposta immunitaria aspecifica e previene quindi le malattie autoimmuni e l’infiammazione intestinale.

Secondo alcuni studi, la vitamina D sarebbe essenziale per l’attivazione dei linfociti T, le cellule immunitarie responsabili dell’eliminazione dei patogeni. Quando un linfocita T incontra un antigene e lo riconosce come estraneo, si attiva ed attiva le cellule intorno ad esso, dando luogo ad una forte amplificazione del segnale allo scopo di distruggere l’agente patogeno. Una delle modalità di trasmissione del segnale include un recettore per la vitamina D: in assenza della vitamina, le cellule T non sono in grado di attivarsi correttamente. 

Vitamina D e fertilità

La correlazione tra fertilità e livelli di vitamina D è nota. Alcuni studi hanno messo in relazione l’esposizione alla luce solare ed i tassi di concepimento, specialmente nei Paesi nordici dove per alcuni mesi all’anno la luce solare è fortemente ridotta: è stato osservato un picco durante i mesi solari ed una diminuzione nei mesi invernali. Altri studi hanno evidenziato l’effetto positivo della vitamina D sui risultati delle tecniche di fecondazione in vitro, anche in presenza di condizioni patologiche (ovaio policistico ed endometriosi, bassa qualità del liquido seminale). In caso di gravidanza invece è consigliato l’assunzione di acido folico.

Sulle gonadi di entrambi i sessi la vitamina D ha un effetto positivo essenziale per la produzione di ormoni steroidei. Uomini con deficit di vitamina D mostrano bassi livelli di testosterone e spermatozoi meno mobili, mentre nelle donne con endometriosi c’è un’espressione maggiore di recettori per la vitamina D, che significa che essa è coinvolta nei processi infiammatori ed immunomediati. Molto frequentemente le donne con ovaio policistico presentano una carenza di vitamina D.

Vitamina D nei cibi

Circa il 20% dell’apporto totale di vitamina D deriva dagli alimenti. La vitamina D3 è liposolubile e si trova nei cibi grassi come alcune specie di pesce (aringhe, sardine, sgombro, trota, salmone, alici, merluzzo, tonno, pesce spada, bottarga, caviale, cernia), nei molluschi, nell’olio di pesce, nelle frattaglie (fegato), nelle uova, nel latte e nei latticini (specialmente yogurt e buro). Anche la carne di manzo e di maiale contiene una piccola percentuale di vitamina D.

Nel mondo vegetale la vitamina D scarseggia ed è presente solo nella forma D2. I cibi che contengono la vitamina D2 sono frutta secca, fagioli, verdure a foglia verde ed alcune specie di funghi (porcini, spugnoli, finferli, prataioli). Per assimilare correttamente la vitamina D bisogna prevedere una dieta con un giusto apporto di grassi; siccome è sensibile alla luce ed al calore è preferibile cuocere delicatamente gli alimenti, preferendoli crudi (se possibile).

Carenza di Vitamina D

La carenza di vitamina D (ipovitaminosi D) è direttamente correlata a malattie come il rachitismo infantile e l’osteomalacia nell’adulto ed è indirettamente correlata a patologie come neurodegenerazione, diabete, sarcopenia, malattie cutanee e dermatologiche, sindromi autoimmuni e malattie cardiovascolari. La vitamina D ha una concentrazione ideale di 30-60 ng/ml; al di sotto (10-30 ng/ml) è insufficiente mentre la carenza è al di sotto dei 10 ng/ml.

La vitamina D ha un ruolo essenziale nella mineralizzazione ossea, quindi la carenza soprattutto nei lattanti si traduce nel rachitismo, caratterizzato da ipomineralizzazione, mancata chiusura della fontanella, incurvamento delle ossa lunghe, ridotto sviluppo dei denti, carie dentali ed altre problematiche. La carenza si può prevenire principalmente con l’esposizione al sole, che origina oltre l’80% della vitamina D necessaria all’organismo.

Integratori vitamina D

Chi presenta insufficienza o carenza di vitamina D per inadeguata esposizione al sole o per malattie organiche che ne riducono l’assorbimento o la produzione, può assumere integratori di vitamina D (solitamente D3) che la introducono in alti dosaggi per contrastare l’ipovitaminosi. Un integratore naturale di vitamina D è l’olio di fegato di merluzzo, che svolge un’azione antirachitica molto efficace, rinforzando denti ed ossa ed apportando anche vitamina A.

Altri integratori in commercio contengono vitamina D3 e vanno assunti durante i pasti, insieme a cibi grassi. Il fabbisogno giornaliero di un adulto è di 10 ug/giorno di vitamina D, una quantità che permette di utilizzarla per scopi metabolici ed anche di immagazzinarla; lattanti, bambini, adolescenti, anziani e donne incinte o in allattamento dovrebbero assumere 15 ug/giorno.

Eccesso di Vitamina D

Al contrario di altre vitamine, il cui eccesso viene eliminato con le urine, assumere troppa vitamina D può dare luogo a sindromi tossiche da sovradosaggio (concentrazione plasmatica superiore a 150 ng/ml). È difficile, se non impossibile, che il sovradosaggio sia dovuto ad eccessiva esposizione al sole o per via alimentare, mentre l’abuso di integratori a scopo terapeutico può facilmente portare ad intossicazione.

I segni di intossicazione possono essere acuti o cronici e comprendono nausea, vomito, mal di testa, contrazioni muscolari, perdita di peso, debolezza; a lungo termine si può andare incontro a problemi più seri come ipercalcemia, ipercalciuria, riduzione della funzionalità renale, calcificazione dei tessuti molli, calcificazione di vene ed arterie.

Bisogna assumere integratori solo dopo consiglio del medico e l’esecuzione di esami mirati. In caso di intossicazione, acuta o cronica, bisogna interrompere l’assunzione degli integratori, non esporsi al sole ed evitare i cibi ricchi di vitamina D fino a che i valori plasmatici non si saranno normalizzati.

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